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MEDITAZIONE A ANSIA

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei proporti un articolo di Corrado Pensa. Buona Lettura 🙂

UN’ANSIA PARTICOLARE

Nel volume di Mark Epstein Pensieri senza pensatore leggiamo:

 

Gli psicologi Daniel Brown e Jack Engler hanno fatto uno studio su un gruppo di praticanti esperti e hanno scoperto che chi medita è ansioso esattamente quanto chiunque altro. Tra i soggetti da loro osservati non hanno riscontrato un allentamento del conflitto interno, ma soltanto un atteggiamento ‘marcatamente privo di difese nel vivere tali conflitti’ 1.

 

Vorrei fare qualche annotazione riguardo al rapporto tra meditazione ed ansia prendendo le mosse dal brano appena citato.

A parte il carattere molto relativo, per definizione, di esperimenti del genere (quanto ci autorizza un gruppo di meditanti a trarre conclusioni generali sulla meditazione?), mi sembra, tuttavia, che anche questo gruppo di meditanti esperti ed ansiosi ha mostrato una caratteristica interessante e poco frequente e cioè il fatto che l’ansia fosse accompagnata da una certa accettazione, da una non-contrazione. Tale caratteristica non ricorre tra le caratteristiche tipiche degli stati ansiosi, dato che essa, in qualche modo, si pone agli antipodi dell’ansia. Non vedo, infatti, quanto nutrimento e quanto incoraggiamento possano venire a un’ansia che è tenuta in mano con un atteggiamento così abbandonato, così ‘marcatamente privo di difese’. Ciò significa che la perentoria affermazione che ‘chi medita è ansioso esattamente quanto chiunque altro’ è parecchio ridimensionata dall’osservazione successiva, niente affatto marginale, sulla non-difensività. Però, facilmente, l’unica cosa che resterà in mente a un buon numero di lettori è solo la conclusione perentoria, a tutto discapito della verità.

LE TRE AFFLIZIONI E L’ANSIA

Comunque, esperimenti a parte, a me pare che sia legittimo chiedersi questo: un cammino interiore che si ripromette di trascendere o quanto meno di attenuare l’attaccamento, l’avversione e l’ignoranza può lasciare intatta l’ansia? Sarebbe una contraddizione in termini. Se l’ansia è intatta, ciò può voler dire soltanto che ugualmente immutate sono le tre ‘afflizioni’ summenzionate. Infatti dire le tre afflizioni significa dire l’io-mio e la sua forza. E io-mio vuol dire, tra l’altro, tutta l’insicurezza e la paura (ossia l’ansia) generata dalla continua identificazione con reazioni, emozioni, aspettative, etc.

Come è noto, la meditazione di consapevolezza si occupa primariamente di questa ‘coazione all’identificazione’. Allora, come è immaginabile praticare la consapevolezza meditativa seriamente e per lunghi anni, raccogliere buon frutto su vari fronti eccetto che sul fronte dell’ansia? Naturalmente se la motivazione alla pratica è labile o male orientata, se la pratica stessa è un fatto occasionale e saltuario e per giunta priva di supervisione da parte di insegnanti esperti, nessuno si stupirà (nemmeno lo stesso meditante) se non si vedono frutti di alcun genere. E può ben darsi che la ragione principale di questa stasi e di questa confusione sia proprio un insieme di conflitti ansiosi nel quale il meditante è invischiato. A questo punto, come Epstein variamente suggerisce, una buona psicoterapia potrà essere provvidenziale nello sbloccare tali conflitti e nel mettere in grado la persona di intraprendere un rinnovato cammino meditativo.

IL FONDAMENTO DELLA STABILITÀ MENTALE

Fatte queste precisazioni e ricordando ancora una volta, per scrupolo, che la meditazione è controindicata nei casi di ansia grave (laddove la psicoterapia è sovente lo strumento più indicato), mi pare che convenga ora interrogarci su quale debba essere il giusto atteggiamento del meditante quanto a forme di ansia ‘ordinarie’.

Intanto è opportuno tenere presente che la meditazione, al pari della psicoterapia, non è un ansiolitico. Al contrario entrambe in certe fasi, allorché emerge materiale rimosso, tendono a generare ansia. Perciò se imbocchiamo la via del Dharma dobbiamo mettere in conto il fatto che incontreremo ansie nuove oltre a quelle antiche. Quale che sia il livello di ansia nel meditante, mi sembra assolutamente cruciale sottolineare per prima cosa questo: tentare un’esplorazione diretta dell’ansia sin dal principio di un tragitto meditativo avrà come risultato più probabile solo un aumento dell’ansia, con l’inevitabile confusione e scoraggiamento che ciò comporterà.

Invece prima di affrontare l’esplorazione diretta dell’ansia e, in generale, di stati emotivi, occorrerà anzitutto ‘farsi le ossa’ addestrando l’attenzione a sostare su oggetti non conturbanti, quali, ad esempio, le sensazioni del respiro o altre sensazioni fisiche semplici. Infatti, una disciplinata pratica meditativa di calma concentrata su oggetti semplici sviluppa, col tempo, una relativa stabilità mentale.

Quanto alla stabilità che sopravviene dopo vari anni di pratica per la maggior parte dei meditanti, essa, se da un lato è lungi da una condizione di ferma equanimità, dall’altro è anche ben distante da quello stato di doloroso caos mentale che per molti vigeva prima che intraprendessero il lavoro interiore. Perciò la stabilità di cui parliamo è una vera e propria forza nuova, anche se spesso il meditante non la percepisce come tale a causa dell’effetto combinato di preconcetti circa la meditazione (del tipo: pace mentale = assenza di pensieri e di emozioni) e di una tendenza all’autosvalutazione.

Ora questa forza nuova è, in effetto, il presupposto indispensabile per poter lavorare di consapevolezza con tutto quanto è turbamento mentale. Giacché, senza quella relativa stabilità di cui stiamo parlando, noi abbiamo solo due possibilità: o essere risucchiati nel turbamento oppure fuggire dal turbamento. L’idea di non essere né risucchiati né in fuga bensì, invece, fermi e in ascolto, risulterà affascinante ma abbastanza astratta e inapplicabile. Perché ci accorgeremo ben presto che la mente non vuole guardare il turbamento o, al massimo, lo guarda impazientemente chiedendogli in continuazione di andarsene: pretendendo, in tal modo, di superare il turbamento aggiungendo altro turbamento.

CALMA CONCENTRATA E FIDUCIA; PRATICA DI METTA E DEL RIFUGIO

Invece il primo passo consiste proprio nello sviluppo di quella ‘non-difensività’ di cui scrive Epstein, ovvero la capacità di guardare l’ansia senza aggiungere ansia. Ma questo presuppone un qualcosa che ci regga, un sostegno. Il sostegno, appunto, della stabilità mentale che proviene dal tirocinio nella calma concentrata. Da notare che il cuore di questa certa forza tranquilla che si sviluppa – come si diceva – senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ha a che fare con la fiducia. Una fiducia generica e implicita, più che una esplicita fiducia in questo o quello: la mente che negli anni ha appreso a raccogliersi ha visto che non è condannata al caos e all’angoscia e ciò in qualche misura la rassicura e la rasserena.

È opportuno specificare che qui, nel menzionare la naturale necessità di un addestramento alla calma concentrata, non ci riferiamo alla coltivazione della concentrazione come fattore isolato. Infatti la concentrazione, separata da tutte le altre virtù e qualità liberanti, non sembra avere alcuna connessione significativa con la saggezza. Basti pensare al caso ben possibile di individui dotati di una certa innata facilità alla concentrazione senza che ciò si accompagni a sostanziosi indizi di sviluppo interiore. Ci riferiamo, piuttosto, a un tirocinio sistematico di calma concentrata nel contesto di una pratica di consapevolezza.

Ciò significa che il meditante, prima di affrontare l’esplorazione diretta e ravvicinata dell’ansia, avrà già lungamente lavorato con varie forme ‘minori’ ma insidiose di ansia. Vale a dire tutta quell’ansia generata dal rapporto del meditante con la pratica meditativa. E dunque i sensi di colpa per non essersi seduto in meditazione regolarmente, gli scoraggiamenti davanti alla elusività del respiro, il confronto con altri meditanti, etc. In un contesto di meditazione vipassana il praticante è incoraggiato a guardare-contemplare tutti questi moti ansiosi sin dall’inzio, laddove in un training puramente concentrativo gli verrebbe detto di ignorarli. Inoltre, sempre nell’ambito della meditazione di consapevolezza, la guida degli insegnanti e lo studio del Dharma favoriscono la comprensione di tali dinamismi e contribuiscono in tal modo a piantare importanti semi di disidentificazione dall’ansia.

Infine una seria pratica di metta e il ricorso a una regolare presa di rifugio (ovviamente intesa in maniera non puramente formale) aiutano non poco a relativizzare l’ansia da una parte e ad alimentare la fiducia dall’altro. Poiché l’evocazione del bene di tutti gli esseri viventi (metta), insieme con lo spirito di servizio che ciò gradualmente suscita, distoglie dalla fissazione egoica e dall’inevitabile ansia che essa genera. E così pure il regolare prendere rifugio nel Dharma e dunque nella pratica di liberazione e nella liberazione stessa favorisce l’emergere di un orizzonte transegoico.

OSSERVARE SENZA AVVERSIONE, OSSERVARE CON INTERESSE

Riepilogando: il presupposto per una fruttuosa contemplazione esplorativa dell’ansia (così come di qualsiasi disagio interiore) è quella relativa stabilità mentale non priva di fiducia che risulta da un tirocinio prolungato di calma concentrata in un contesto di meditazione di consapevolezza. Diamo inoltre per scontato che in tale contesto siano naturalmente presenti la pratica di metta e dei rifugi, la supervisione degli insegnanti, lo studio/ascolto del Dharma e un certo spirito di servizio.

Abbiamo visto come tale presupposto renda possibile il primo passo dell’esplorazione (che per certi versi è il passo fondamentale), ossia la possibilità di osservare senza avversionel’ansia. Da notare che allorché questa possibilità comincia a manifestarsi in modo non episodico ciò già comporta una diminuzione dell’ansia. Ancor di più se da una osservazione senza avversione approdiamo a una osservazione animata da interesse. In proposito, non è forse superfluo annotare che il fatto di essere già in grado di lavorare in questo modo non implica che non sia talora necessario – se l’ansia è forte o se noi siamo stanchi – abbandonare il lavoro della osservazione diretta e arroccarsi, piuttosto, su una pratica semplice di pacificazione mentale, ivi inclusa la meditazione camminata.

LAVORARE CON L’ANSIA

Ma vediamo ora più da presso la pratica rivolta in modo diretto all’ansia. Anzitutto un consiglio pratico: il più possibile non lasciarsi sfuggire i molteplici episodi quotidiani di ansia, anche minima. Poiché questi episodi di ‘piccola ansia’ sono un eccellente terreno di pratica, soprattutto quando cominciamo a sviluppare un vero e proprio talento nel coglierli e metterli nella luce della consapevolezza. Il percepire sempre più chiaramente che ad ogni intervento di pratica sull’ansia corrisponde un seme di equanimità è un forte e naturale incentivo a perseguire questa modalità di lavoro interiore. Anche perché ci rendiamo conto che senza un buon allenamento a lavorare con i piccoli turbamenti non è possibile lavorare con quelli grandi. Per compiere questo lavoro riguardo alle piccole ansie quotidiane è necessario imparare a riconoscerle come tali, il che è meno elementare di quanto sembri. Infatti le ‘ansiette’ possono essere diventate così abituali da essersi mimetizzate da normalità.

Un altro consiglio pratico, che è anche un invito a scendere a un livello più profondo di consapevolezza: nel riconoscere piccoli stati ansiosi, impariamo a percepire il potere del riconoscimento, quanto a dire il potere della consapevolezza. Vedremo così che già nel momento del riconoscimento, netto e chiaro, per il solo fatto del riconoscimento comincia a instaurarsi un cambiamento di relazione con l’ansia.

Nel lungo termine l’effetto di questa pratica di osservazione via via più pronta, sollecita e interessata degli stati ansiosi sarà quello di ritrovarci meno identificati con detti stati. E una minore identificazione porta con sé un miglioramento della nostra vista interiore. Cominciamo a vedere, per esempio, quanto è stretto e familiare il rapporto con la nostra ansia, piccola o grande che sia. Un po’ come se si trattasse di un parente insopportabile dal quale, tuttavia, non intediamo congedarci per alcun motivo. Perché sarà insopportabile ma, appunto, è troppo familiare, è troppo un pezzo di noi per rinunciarci. Che ne sarà di noi – è come se dicessimo – senza il consueto pullulare di immagini-pensieri ansiosi in reazione a questo e quello?

Senza pensare al poderoso e, insieme, abituale e quotidiano rinforzo che all’ansia individuale giunge dalla società in cui viviamo: i mezzi di comunicazione, i ritmi di lavoro, il traffico etc. Sicché, oltre a essere una dimensione così intima, l’ansia è anche una dimensione condivisa dalla maggioranza delle persone. Il che le aggiunge, si potrebbe dire, il tocco finale di ‘naturalezza’. Sarà dunque naturale credere con tutto il cuore all’ansia, mentre ci parrà illusorio e astratto anche il solo ipotizzare dentro di noi una zona franca di pace vera.

Questa prima disidentificazione dall’ansia e la relativa maggior comprensione dell’ansia che ne consegue alimenta un moto non occasionale di samvega, ossia una riluttanza salutare, un rifiuto silenzioso a vivere sotto il segno dell’ansia mescolato con un acuìto desiderio di praticare. Ciò porta, in progresso di tempo, a un ulteriore raffinamento della comprensione. In termini classici buddhisti, le tre caratteristiche universali (impermanenza, dolorosità, impersonalità) cominciano a profilarsi con evidenza crescente anche riguardo all’ansia. Anzitutto la specifica dolorosità dell’ansia. Diversamente da ciò che facilmente tendiamo a credere e cioè che l’ansia sia la risposta inevitabile a situazioni di dolore attuale o potenziale, vediamo che l’ansia è già dolore, dolore sicuro davanti a sofferenze talora solo ipotetiche, dolore mentale accuratamente fabbricato. E così pure, insieme alla dolorosità, prende a manifestarsi il carattere costantemente cangiante (anicca) e fondamentalmente condizionato (anatta) dell’ansia.

Il toccare con mano che questi tre aspetti connotano anche l’ansia ci mette in una posizione di accresciuta libertà nei confronti dell’ansia stessa. E ciò – va da sé – rende più forte la nostra presa di rifugio nella pratica per la liberazione. Liberazione che, significativamente, è stata definita “il totale e completo rilassamento di tutte le tensioni: fisiche, emotive e mentali” 2.

1. M. Epstein, Pensieri senza un pensatore, Roma, Ubaldini 1996, p. 122.

2. Nella sua opera A. Desjardins cita di frequente questa definizione della liberazione che il suo maestro Swami Prajñanpad amava proporre. Cfr. p. es. Alla ricerca del Sé, Roma, Mediterranee 1992, p. 137.

Da: http://digilander.libero.it/Ameco/sati971/corrado.htm

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LA PRATICA DEL NON ATTACCAMENTO

 

 

 

 

Per praticare il non attaccamento, lasciamo andare i ruoli acquisiti e le etichette che ci siamo incollati. Mentre le nostre nuove storie possono essere molto più interessanti e produttive per noi di quelle precedenti, il nostro obiettivo è quello di smettere di identificarci con qualsiasi storia. Allora diventiamo autoreferenziali, cioè non abbiamo più bisogno di una favola per definire o scoprire chi siamo. Persino i racconti archetipici degli dei e dee del passato non si applicano più a noi, perché alla fine anche le loro leggende sono tragiche. Quando perdiamo tutte le nostre storie, con i loro ruoli limitanti e confinanti  in identità, e diventiamo un mistero per noi stessi, stiamo praticando il non attaccamento.

Per molti anni, la mia identità nel mondo è stata “sciamana-guaritrice-antropologa”. È un modo conveniente per il mondo di percepirmi, ma non è quello che sono veramente-sono molto più grande e più ampio di così. Come scrisse una volta Walt Whitman: “Molto bene allora, mi contraddico / (sono grande, contengo moltitudini).” Alcuni anni fa, mi affezionai a una mia caratterizzazione che apparve nei miei libri precedenti, quella dell’esploratore . In una recensione del libro, il New York Times mi aveva persino definito “Indiana Jones di antropologia”. Mi sono così identificato con questo personaggio che è diventato molto limitante e monodimensionale.

Quando compii 40 anni, il giovane typ-antropologo diventò ridicolo e il robusto avventuriero in me era piuttosto esausto. Rifiutando questa definizione di me stesso, sono stato in grado di aprirmi agli altri lati di ciò che ero. Ho scoperto che, mentre imparerò sempre, ad esempio, sono anche un insegnante, e ora alleno gli altri in medicina. Le avventure che perseguito oggi sono di spirito e non sono più nella profonda Amazzonia.

Tutti abbiamo etichette convenienti che il mondo ci attacca per descrivere come siamo principalmente percepiti : mamma , attivista sociale, alcolizzato, vicepresidente, assistente e così via. Il problema inizia quando crediamo che l’etichetta racchiuda tutto ciò che siamo e impone come dobbiamo essere. Pensiamo che dovremmo avere un certo insieme di interessi, credenze e comportamenti se vogliamo essere Indiana Jones; e diventiamo confusi, imbarazzati o frustrati quando ci troviamo a pensare, sentire e operare in un modo completamente diverso.

In molte tradizioni spirituali, per diventare un monaco o una suora devi raderti la testa e indossare una veste semplice ed economica in modo da non essere percepito da nessuno come una persona di qualsiasi importanza. Sei costretto a trovare il tuo punto di riferimento internamente anziché esternamente. Nessuno sa chi erano i tuoi genitori, cosa hai realizzato o cosa pensano i tuoi amici d’infanzia di te. Superando l’ego o la personalità e scoprendo il sé che non può essere definito così facilmente. Hai lasciato andare il tuo attaccamento al materiale e al livello psicologico e persino spirituale, se fossi veramente devoto al dogma, e il tuo punto di riferimento non è più il tuo ego ma la tua divinità. Ti distacchi dalle etichette che hai creato per te stesso o che puoi creare per te.

Il non attaccamento ti richiede non solo di lasciare andare i tuoi ruoli e le tue storie, ma anche di lasciare andare la parte di te stesso che si identifica con questi drammi. Quando smetti di attaccare il tuo ego alla piccola identità di un coniuge, un bambino, uno studente, un insegnante e simili, lasci andare le tue nozioni preconcette su chi sei, e smetti di preoccuparti di cio’ che gli altri pensano di te. Smetti di aver bisogno di essere convalidato dalle persone e di essere sconvolto o triste quando non ricevi la loro approvazione. Sei libero di essere semplicemente chiunque tu voglia essere.

Articolo di Alberto Villoldo

( Fonte: https://thefourwinds.com/blog/shamanism/the-practice-of-nonattachment/

Traduzione dall’Inglese di Elisa Silvia Coda

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Cammino Spirituale: un viaggio che parte dalla conoscenza

 

 

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
ritengo che questo post sia davvero importante e ti chiedo di salvarlo, di leggerlo, leggerlo, leggerlo e leggerlo fino a quando non lo avrai pienamente compreso e interiorizzato.
Questo scritto nasce dal testo di Castaneda che sto leggendo ora ” A scuola dallo stregone”, un libro davvero affascinante pieno di insegnamenti veramente importanti.
Inizio questo post con il dialogo tra Don Juan e Castaneda presente nel testo:

Don Juan: Imparare attraverso la conversazione e’ una perdita di tempo, una cosa stupida.
Castaneda: Mi disse di ricordare la volta in cui avevo cercato di trovare il mio posto e come volessi trovarlo senza nessuno sforzo perche’ mi aspettavo che lui mi fornisse tutte le indicazioni. Se lo avesse fatto, io non avrei mai imparato. Invece sapere quanto fosse difficile trovare il mio posto, e soprattutto sapere che esisteva, mi avrebbe dato un senso di sicurezza unico.
Disse che finche’ rimanevo attaccato al mio posto giusto nulla poteva farmi male fisicamente, perche’ avevo la certezza che in quel posto mi trovavo nelle migliori condizioni. Avevo il potere di allontanare cio’ che poteva essermi dannoso. Se tuttavia mi avesse detto dov’era non avrei mai avuto la certezza necessaria per proclamarlo come vera conoscenza. La conoscenza, quindi, era davvero potere.
Ogni volta che un uomo si accinge a imparare deve affaticarsi per trovare il suo posto e i limiti del suo imparare sono determinati dalla sua natura. (…) Le paure sono naturali, noi tutti le proviamo e non possiamo farci nulla. Ma, dall’altra parte, non importa quanto possa essere terrificante imparare, e’ piu’ terribile pensare a un uomo senza un alleato o senza conoscenza.

Qui Casteneda parla del suo posto in un patio, ma credo che sia una metafora per indicare il tuo posto nella tua vita, nel mondo. Nessuno puo’ darti le istruzioni per trovarlo, ovvero, non vi e’ alcuna persona che possa dirti ” guarda se tu fai questo o quello trovi il tuo posto”. Ogni cammino che scegli di intraprendere per tale ricerca ti costera’ fatica e molte prove, spesso ti verra’ la voglia di arrenderti ma tu, continua a camminare, a rotolare, a cadere a rialzarti, a correre per poi fermarti e ricominciare, perche’, una volta trovato il tuo posto nulla potra’ piu’ farti del male e, soprattutto, inizi davvero la strada verso il tuo equilibrio ed il tuo centro.
Il cammino verso quel posto e’ costellato di conoscenza, interiorizzazione dei concetti appresi e messa in pratica.
Non basta leggere un libro o  i post che scrivo ( o che altri scrivono) per fare il cammino.  Dai post o dai testi devi prendere cio’ che pensi ti possa essere utile , farlo tuo e metterlo in pratica. L’azione e’ la parte finale della conoscenza e dell’interiorizzazione di concetti. Il ” come si fa” e’ la parte ultima. Il
” come si fa” viene dopo aver compreso ” cosa devo fare”, ” perche’ lo devo fare”.
A volte leggo  post con scritto cose del tipo ” non fidatevi di chi vi dice che per risolvere questo o quello c’e’ da fare un percorso lungo, vuole solo tenervi attaccato a lui”. Io sinceramente a tali parole rabbrividisco. O io sono masochista perche’ ci ho messo piu’ di un anno a finire il lavoro di guarigione con la mia bimba interiore e molte altre cose, oppure questi che scrivono cio’ non c’hanno capito ‘na mazza.
Ora ti saluto che penso di aver messo gia’ troppi concetti in questo post, riflettici .
Un abbraccio di Luce, Aisha <3

( Testo di Elisa Silvia Coda, riproducibile a scopo divulgativo e non commerciale con citazione delle fonti)

Se vuoi parlare con me scrivimi per prendere un appuntamento: elisasilviacoda@libero.it

Per leggere il libro di Castaneda, ” A scuola dallo Stregone” clicca qui: http://barriodecuba.altervista.org/blog/wp-content/uploads/2013/05/A-Scuola-Dallo-Stregone.pdf

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FIAMME GEMELLE: OSTACOLI

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi ti parlo degli ostacoli che possono ( ho scritto possono non devono) attraversare le Fiamme Gemelle e che dovrebbero per lo più essere risolti con il tempo della riunione. Tuttavia, ci possono essere alcuni ostacoli esterni che si presentano. Uno o entrambi i gemelli potrebbero essere già stati sposati quando si incontrano. Il triangolo eterno è di solito affrontato dai soggetti quasi illuminati con la continuazione del matrimonio. Se il gemello già impegnato è troppo responsabile e continuerà ad onorare il matrimonio preesistente. I gemelli sapranno che ci deve essere una buona ragione per questo inconveniente. Potrebbe essere un test o in virtù di obblighi karmici irrisolti. I gemelli potrebbero poi rimanere amici come amorevoli o colleghi, senza interruzioni di matrimonio. Ciò è dovuto al fatto che essi sono più alimentati da sesso fisico appassionato, piuttosto che dall’amore spirituale.Le fiamme gemelle possono riunirsi di notte in spirito allo scopo di elevare una causa comune. Essi possono incontrarsi sia nel mondo astrale o mentale. Sanno che la loro separazione è temporanea e nulla al mondo può fermare la loro unione finale. Occasionalmente il loro incontro potrebbe portare alla rottura del matrimonio, ma solo se questo è con un matrimonio che sta già crollando. La rottura può indurre qualche beneficio ai membri danneggiati, che possono ripartire con i propri nuovi partner. Con questo in mente, i gemelli che si uniscono in questa ultima incarnazione, avrebbero coltivato la fedeltà, la gioia, l’amore e la fiducia, e la loro unione sarebbe solida come una roccia. Tuttavia, ci possono essere ancora alcuni casi, dove l ‘anima non ha raggiunto lo stesso livello vibrazione dell’altro. Un partner può superare l’altro, e le esigenze dei meno consapevoli possono essere fastidiose per la maggior parte delle fiamme consapevoli. Tuttavia la fiamma gemella più evoluta deve emanare luce , amore ed avere tanta, ma tanta, pazienza; altrimenti la crescita può essere ostacolata. A questo punto sarebbe un peccato peccato lasciare che la crescita subisca una battuta d’arresto. Per esempio, se un’anima dovesse soffrire di una malattia nevrotica, questo fatto può essere dannoso per entrambi. Ma con amore e luce tutto questo può essere superato. Una delle due fiamme gemelle può avere problemi di droga e di alcool, queste cose abbassano le vibrazione e creano ostacoli al ricongiungimento. Anche il fumo e la carne dovrebbero essere eliminati. Spesso le fiamme gemelle si trovano geograficamente distanti e questo può esser un grande ostacolo. Altri intoppo possono essere la cultura o la religione differente ( diplomato e laureato, mussulmano e cattolico). Un altro aspetto è la paura, ovvero il timore di essere UNO con un’altra persona. Questo amore così totalizzante spaventa. La paura abbassa le vibrazione e ciò non è un bene per la riunione terrena. Blocchi di vite precedenti o di questa vita sono altri ostacoli che le fiamme gemelle devono superare. Lo sforzo vale la pena perché è per il bene reciproco di entrambi, e la ricompensa è l’illuminazione con l’unione finale con il proprio gemello.
Un abbraccio di Luce AISHA

( Testo di Elisa Silvia Coda, riproducibile con citazione della fonte a scopo divulgativo e non commerciale)

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Fiamme Gemelle: le fasi

 

 

Ciao Anima in Viaggio,

oggi vorrei parlarti delle fasi delle Fiamme Gemelle Come tutti sappiamo, un rapporto fiamma gemella non è tutta ‘perfetto’, come ci si potrebbe aspettare, soprattutto all’inizio (di solito un paio di anni) Dopo aver letto o sentito parlare di fiamme gemelle e le delle loro energie perfettamente bilanciate, molti pensano che sarebbe come una favola,ma non è così.

Si tratta di un rapporto perfetto, ma ha bisogno di un po ‘di lavoro da entrambi i partner.Le fiamme gemelle sono due anime (persone) che sono stati creati in principio da una singola unità dell’anima con aspetti maschile e femminile insieme. Questa unità d’ anima singolare era una sfera di energia che univa il maschile e il femminile, che si e’ divisa in due anime che creano le fiamme gemelle. L’anima è fatta di energia come l’elettricità ed è in sostanza una fiamma blu. Questo è il motivo per cui essi sono chiamati fiamme gemelle. Ognuna di queste due anime dopo la scissione era un’anima nuova e completa. Proprio come le cellule si dividono e diventano nuove cellule complete, o un ologramma viene tagliato a pezzi e ognuno ha l’intera immagine al suo interno, identica all’immagine originale.

Ogni anima ha tutte le cose necessarie per essere un’anima dal completo funzionamento. Le anime sono stati polarizzati, una incarnazione in gran parte l’energia maschile e uno per lo più l’energia femminile della sfera originale. Ogni anima conserva anche una parte all’altra all’interno di essa. Essi possono essere diversi a molti livelli, ma su molti altri livelli sono anche esattamente lo stesso. Ci sono cinque fasi principali di un rapporto di fiamma gemella .Tutti percepiscono il rapporto di fiamma gemella in modo diverso … e non ci sono scadenze chiare o periodi specifici per nessuna di queste fasi. Ognuna è diversa per ogni coppia doppia fiamma. Ti sto dando queste informazioni in modo che tu possa capire questo rapporto in modo migliore. Non ci sono regole. Ogni relazione sarà unico, proprio come ogni coppia. Qui ci sono le quattro fasi principali che di solito risuonano con tutte le fiamme gemelle in qualche modo.

 

 

Fase uno- La preparazione:

Questa fase viene PRIMA di incontrare la vostra anima gemella. Cosa succede in questa fase – -relazioni karmiche Ci sono una o poche relazioni seriamente devastanti. Queste iniziano con forti emozioni e finiscono dolorosamente. Queste sono chiamati relazioni karmiche.

– Vuoto e forte desiderio di essere uno Dopo che hai passato le relazioni karmiche, avrai un desiderio molto profondo o il desiderio di trovare la tua parte che ti renderà UNO. A questo punto si desidererà incontrare il tuo amore perfetto, la cui immagine sarà portata nella vostra immaginazione (o in alcuni casi nei sogni). Questa immagine è la vostra anima gemella, anche se probabilmente non ce ne si rende conto che a questo punto. Questo accade perché la tua anima conosce la vostra anima gemella è in arrivo!

Fase Due – L’incontro- uno squarcio di cielo:

Questa è la fase in cui si incontra la vostra Fiamma Gemella per la prima volta (in questa incarnazione). Si potrebbe cercare di resistere a questo punto, ma si cadrà per lui / lei in ogni caso. Poi arriva un breve periodo di ‘perfezione’. Questo è quello che mi piace chiamare uno squarcio di cielo Che cosa succede in questa fase – – Il primo incontro Potrai incontrare la tua fiamma gemella in circostanze insolite o in qualche luogo inaspettato. [Un luogo dove non ci si aspetterebbe soddisfare la vostra compagna di vita / anima gemella] Troverete questa persona in qualche modo ‘speciale’ a questo punto. Anche se si potrebbe anche non pensare a loro come un partner.

– L’attrazione iniziale; Presto troverete di essere attratti vi sentirete attratti dalla fiamma gemella che può non essere pronto per una relazione (a causa delle relazioni karmiche che ha passato), e così si potrebbe tentare di resistere a questa attrazione. Cadrete comunque. Profondamente innamorato.
– Un breve periodo di più rapporto ‘perfetto’ che tu abbia mai sperimentato. Dopo l’attrazione iniziale, Vi ritroverete in un rapporto profondamente romantico. Sembrerà perfetto in ogni modo possibile. Troverete tutto ciò che si desidera nel vostro partner e molto altro ancora. Questo è ciò che il rapporto di Fiamma Gemella in realtà dovrebbe essere . E questo è ciò che diventa (se non migliore) dopo che si ottiene attraverso i problemi che emergono nella fase successiva. Questo breve periodo ti rende consapevole della perfezione di voi stessi e la vostra Fiamma Gemella riporta i ricordi che erano sempre in profondità dentro di voi. Questo fa venire voglia di passare attraverso la fase successiva (che è un po ‘difficile). E ‘come un trailer di quello che il vostro rapporto sta per essere in fase quattro, dopo la riunione.

La fase tre – La danza

– Risoluzione ciò che è noto come il Karma Questa è la fase dura. Si inizia dopo che sei stato in un rapporto con la tua Fiamma Gemella. In questa fase, tutte le negatività accumulata e emozioni inferiori affiorano. Questo sembra difficile da passare attraverso il livello umano, ma in realtà è un processo veramente divino in cui le fiamme gemelle vengono pulite a fondo con l’aiuto degli altri. Questo permette loro di raggiungere i livelli di energia più elevati in modo che possano ascendere nella beatitudine insieme. Questa è anche la fase in cui entrambe le fiamme gemelle ottengono l’illuminazione spirituale. Questo è quando cercano e trovano la realtà spirituale. Se sei attualmente in un rapporto di Fiamme Gemelle, probabilmente siete in questa fase (in quanto questo è il periodo di tempo in cui di solito si inizia la ricerca di informazioni su questo). Cosa succede in questa fase – – Argomenti / Combattimenti Questa fase porta molti argomenti e scontri. Questo accade perché la negatività che ogni partner sta portando all’interno (di solito a livello inconscio) viene a galla. La fiamma gemella rifletterà questo come uno specchio. Qui inizia il processo di pulizia profonda

. – Il gioco di colpa Ogni fiamma gemella vede la propria negatività e il disordine nella propria fiamma gemella. Inoltre, le paure e le frustrazioni profonde vengono percepite. Quindi si pensa che nulla può accadere a causa della propria Fiamme gemella e si incomincia a darsi la colpa a vicenda.

– Il corridore ed il Chaser. Gli argomenti e le cause possono cerare un sacco di confusione (perché di solito il processo spirituale non è capito dalla mente cosciente, come siamo condizionati a fidarsi logica più quella sensazione) Una fiamma gemella, a questo punto, assume il ruolo di ‘Runner’ (che di solito è l’uomo) Il corridore cerca di evitare il partner e scappa dal rapporto. Questo accade perché il corridore non sa consapevolmente che cosa sta succedendo e si sente come se stesse perdendo il controllo. Nel nostro sistema di difesa costruiamo enormi muri per proteggere noi stessi questo accade non appena incontriamo qualcuno che ci aiuterà a ripetere i nostri modelli di abuso, abbandono, il tradimento, e / o di privazione. . Purtroppo durante l’infanzia le persone che ci siamo fidati di più – sono stati il più familiare – sono quelle che ci hanno fatto più del male . Così l’effetto è che noi continuiamo a ripetere i nostri modelli e di pensiamo che non è sicuro credere in noi stessi o in altre persone. L’altra fiamma gemella, ora, diventa ciò che io chiamo il ‘Chaser’ (di solito la donna) Il Chaser è spiritualmente più consapevole del corridore e cerca di corrergli dietro. L’inseguitore di solito vuole una sorta di impegno a questo punto. Questo accade perché l’inseguitore vuole inconsciamente o consapevolmente superare questa fase difficile in modo che entrambi possono riunirsi. Il Chaser è profondamente scioccato e ferito dalla corsa della sua Fiamma gemella . Questo è quando si sente il bisogno di capire cosa realmente sta accadendo e quindi avviare la ricerca o la lettura su tale argomento Ciò porta spesso a l’illuminazione del Chaser. Il corridore diventa spiritualmente illuminato sia attraverso uno sforzo consapevole del Chaser, oppure tramite rilascio di un ‘anima Shock’ quando il Chaser rinuncia e se ne va dalla fiamma che scappa La lunghezza di tale fase dipende dal tempo del corridoreIn definitiva, il corridore fa ritorno e il Karma è finalmente completamente risolto.

Fase Quattro – La riunione

Questa è la fase della riunione. Questo è quando l’anima diventa nuova. Questo avviene prima a livello dell’anima e poi sul piano fisico (Sì, questo è quando ti sposi, a meno che, come in rari casi la vostra riunione fisica non è una parte del piano) La riunione avviene quando entrambi i partner sono pienamente consapevoli della realtà spirituale. Fase Cinque – Eternal Bliss Questa è la fase del paradiso. Entrambe le fiamme gemelle saranno spiritualmente consapevoli e illuminate in questo momento. Le Fiamme Gemelle ora godono il loro amore sacro e l’intimità, e hanno il potere di creare ciò che possono immaginare … Il mondo diventa davvero la loro tela … e ora possono dipingere con i colori del loro Amore. Alla fine del loro viaggio sulla Terra, Essi ascendono insieme … E potranno sperimentare di più … proprio come hanno sempre fatto … In altri mondi e altri pianeti … In questo universo e oltre … Insieme, in amore, gioia e pace Insieme, in eterna beatitudine …

Grazie a Linda Goodman per questo articolo ( Fonte:file:///www.the-open-mind.com/the-phases-of-the-twinflame-relationship/

Un abbraccio di Luce, AISHA

Se desideri parlare con me, scrivimi per un appuntamento:elisasilviacoda@libero.it

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Il Maestro Interno, solo in te risiede il Maestro

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi parlarvi del vostro Maestro interiore, si legge nel Vangelo di Maria Maddalena:

“Quel giorno, i discepoli erano raccolti in cima ad una montagna.

2. Il Maestro stava fra loro in Silenzio.

3. E Maria Gli era accanto.

4. Andrea disse:

5. «Maestro, ecco che il Tuo Silenzio ci sorprende.

6. Perché ci hai riuniti? Non hai niente da dirci, oggi?».

7. Allora il Maestro rispose loro:

8. «E voi, non avete niente da dire a me?

9. Perché mai la fonte dovrebbe andare incontro ai pellegrini?

10. Il pellegrino dimentica a volte di avere gambe per camminare.

11. Dimentica che non è la strada a scorrergli sotto i piedi, ma che è la

sua mente a proiettarsi verso l’orizzonte.

12. Chiedete, se avete intenzione di ricevere.

13. Quando la terra ha sete

14. tocca a lei chiamare la pioggia».

15. Ed ecco che Simon Pietro si alzò fra tutti e disse:

16. «Maestro, ogni giorno Ti seguiamo e Ti ascoltiamo.

17. Eppure, il nostro cuore conosce ancora l’aridità.

18. Ogni giorno, speriamo nella quiete e nella gioia.

19. Ma esse non vengono a visitarci.

20. Dicci perché.

21. La Forza dell’Eterno non è forse nelle Tue parole?

22. Più seguiamo le Tue orme sulla terra

23. più siamo turbati

24. e l’acqua continua a mancarci».

25. Il Maestro non lo guardò e disse:

26. «Dov’è la debolezza?».

27. Poi, si mise in silenzio.

28. Simon Pietro parlò di nuovo:

29. «La debolezza è estranea all’Eterno.

30. Si è infilata nell’uomo passando dalle sue orecchie».

31. Andrea alzò una mano e disse:

32. «Perché interrogare il Maestro giacché conosci la risposta?».

33. Allora il Maestro si alzò e disse:

34. «Anche tu la conosci, ma lui incomincia a capire.

35. Colui che vuole comprendere per conoscere, alla fine,

36. si rende conto che non deve seguire le mie orme,

37. bensì lasciare le sue spostandosi all’interno delle mie,

38. perché è dentro che troverà se stesso,

39. perché è dentro che si trova la gioia perduta,

40. perché è sempre dentro che si trova

41. la porta verso l’esterno dei mondi,

42. l’esterno che è il vero Interno.

43. Così la gioia non sorride a colui che raccoglie le mie parole,

44. bensì a colui che si sposta all’interno».

Cosa significa questo? Tu, Anima in Viaggio, sei il pellegrino che non deve aspettare che la strada che gli scorra sotto i piedi, hai le gambe per camminare, usale!
Solo con il tuo impegno puoi togliere le zavorre che ti appesantiscono. Non aspettare l’allineamento planetari perfetto, il momento giusto perche’ se lavori con costanza su di te capirai che e’ sempre l’allineamento planetario perfetto e sempre e’ il momento giusto. Certo alcune energia favoriscono alcuni tipi di lavoro interiore rispetto che altri, o cambiamenti nella tua vita, ma tu e solo tu sei la chiave.
Ricorda ” dentro di te si trova la gioia perduta,perché è sempre dentro che si trova la porta verso l’esterno dei mondi,l’esterno che è il vero Interno”.

Un abbraccio di Luce, AISHA

Se desideri parlare con me per fare questo viaggio nel tuo interno , inviami una mail per prendere appuntamento:elisasilviacoda@libero.it

( testo di Elisa Silvia Coda , riproducibile con citazione della fonte a scopo divulgativo e non commerciale)

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RELAZIONI E CRESCITA PERSONALE

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei parlarti di cio’ che accade nel mondo che conosci , nell’ambito delle relazioni amicali, di coppia o famigliari nel momento in cui fai un percorso di crescita personale.
Vi sono varie possibilita’:
1. Ci si allontana da tutti e si ricostruisce partendo da se’ stessi;
2. Ci si allontana solo da alcune persone ( o di spontanea volonta’ o dopo un litigio).

Come mai accade questo? le Anime sono fatte di energia e si attraggono dalle vibrazioni che emanano. Nel momento in cui inizi un percorso di crescita personale le tue vibrazioni cambiano. Non si modificano solo quelle ma anche il tuo modo di vedere il mondo, i tuoi valori, tu cambi completamente.
Per esempio, sei in un rapporto amicale da molto tempo, uscite sempre a fare festa, aperitivi, chiacchierate del piu’ e del meno…poi inizi il persorso verso di te…poni il caso, ti chiama la tua migliore amica arrabbiata nera con il suo ragazzo, prima l’avresti difesa insultando il suo compagno ora, sei nel bel mezzo della tua crescita personale e gli parli di Amore, Comprensione e dialogo. Il piu’ delle volte scatta il litigio e nella maggior parte dei casi vi e’ un allontanamento.
So cosa stai pensando…” ma allora perche’ fare un percorso di crescita personale?” questo e’ un discorso lungo che affrontero’ nel mio prossimo post.
Ora voglio solo farti comprendere che se sei in un percorso di crescita personale e’ normalissimo che le tue relazioni cambino.
Non preoccuparti ne troverai di nuove ed arricchenti per la tua vita.
In alcuni casi, potresti anche migliorare le relazioni che hai ora. Magari c’e’ una persona che non sopporti, ma ora tu sei cambiata e se provi ad instaurare ora una relazione di amicizia con quest’anima potrebbe anche essere che adesso sia per te un rapporto arricchente.
Un abbraccio di Luce, Aisha
( Testo di Elisa Silvia Coda, riproducibile con citazione completa della fonte a scopo divulgativo e non  commerciale)
Se sei nel mezzo del cammino della tua crescita personale e vedi le tue relazioni cambiare e cio’ ti spaventa, scrivimi e faremo in modo, insieme, di cambiare tale prospettiva:elisasilviacoda@libero.it

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SCIAMANESIMO: LA MIA STORIA

 

 

Ciao anima in viaggio,
oggi vorrei raccontarti la mia via verso lo sciamanesimo in questa esistenza.
Non e’ molto che lo pratico in questa vita ma fin dal primo approccio mi e’ venuto facile fare i viaggi, chiedere agli spiriti guida, guidare gli altri nei loro viaggi. Non so come accade ma vedo il vostro viaggio e vi accompagno in questa bellissima avventura nel modo non ordinario. Ma questa e’ un’altra storia…
Fin dalle prime letture e’ come se, per me, fosse un ripasso di nozioni gia’ acquisite. Durante le mie prime sessioni di Theta Healing, molti miei problemi derivavano proprio dal fatto di essere stata una sciamana in altre vite. Per esempio, quando una persona era arrabbiata a me veniva la nausea, quando era triste il mal di testa e così via…. scoprii grazie al Theta Healing che in un’altra vita prendevo il dolore degli altri su di me e poi lo espellevo tramite il vomito. Ma, in questa esistenza, non lo toglievo da me. Mi era rimasta la presa del dolore senza pero’ espellerlo. Quando iniziai questo cammino che non e’ religioso, ma , per me, e’ una via spirituale, ritrovai me stessa. Ripristinai quel contatto magico e meraviglioso con le mie guide, un supporto, un aiuto dolce per i miei passi. Io ho sempre avuto la fortuna di avere guide molto dolci con me e con davvero una pazienza infinita. Purtroppo non per tutti e’ così ma ognuno ha la guida piu’ adatta a lui in questa esistenza.
Ogni viaggio nel mondo non ordinario e’ per me una scoperta dei miei limiti, delle mie paure, dei miei traumi antichi che fermano il mio progredire qui sulla terra e , quando li comprendo, li accolgo e ci lavoro con il prezioso supporto di miei spiriti aiutanti o del mio maestro spirituale, qui, nella realta’ ordinaria avvengono davvero i miracoli.
Ma, perche’ c’e’ sempre un ma, non sempre la manifestazione di cio’ che hai fatto nella realta’ non ordinaria, in principio, e’ una figata! questo ci tengo a dirtelo. Il tutto si manifesta per il tuo bene piu’ alto e se devi sconvolgere qualcosa per arrivarci giungera’ il terremoto. Li, in quel momento, osserva la terra che trema sotto i tuoi piedi e collega tutto con cio’ che hai vissuto nel viaggio sciamanico. Guarda con distacco e comprendi la magia . Lasciati trasportare dal cambiamento perche’ quello ti portera’ a risolvere le tue questioni dolorose qui, in questa realta’.
Un abbraccio di Luce, Aisha

Se desideri comunicare con me, scrivimi per un appuntamento: elisasilviacoda@libero.it