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ACQUA DI KANANGA: FORTUNA E PROTEZIONE

 

 

Ciao Anima in Viaggio, oggi ti vorrei parlare dell’acqua di Kananga,  una delle lozioni più famose della tradizione latinoamericana. È preparata con l’estratto di un fiore tropicale, la kananga, appunto, conosciuta in aromaterapia come ylang ylang. Questa lozione si impiega soprattutto per stimolare la sessualità, per attirare l’amore e la fortuna, il suo aroma delicato e floreale richiama pensieri di gioia e tradizionalmente agisce anche sull’umore ed il carattere. Si utilizza altresì per migliorare gli affari ed attirare la clientela in un’attività commerciale.
Chi non agisce nella Luce la usa  per attirare a se’ la persona amata. Io sono estremamente contraria a queste cose perche’ ritengo che non si debba mai agire contro il libero arbitrio di nessuno.
Se il tuo amato non ti ricambia, fattene una ragione! non obbligare nessuno a stare insieme a te. Cerca l’amore vero, reale, che ti riempie il cuore e l’Anima, te lo meriti <3 Quindi non ti spieghero’ , ovviamente come si usa il tal senso. ( LA SOTTOSCRITTA NON SI ASSUME ALCUNA RESPONSABILITA’ PER TALE USO, APPARTENENTE ALLA MAGIA NERA, DELL’ACQUA DI KANANGA. QUINDI NON INSISTETE NEMMENO NEL CHIEDERMELO POICHE’ IO STE COSE NON LE FACCIO, NON LE PRATICO, SONO UN OPERATORE DI LUCE!!!. L’HO SCRITTO PER DARE INFO COMPLETE.)
Io preferisco il suo uso al fine di armonizzare le energie dell’ambiente. In tal caso lascia evaporare l’acqua di Kananga in un bicchiere, la stessa cosa si puo’ fare come offerta agli spiriti aiutanti.
Se hai un’attivita’ commerciale e hai bisogno di un flusso maggiore di clienti puoi mescolare l’acqua di  Kananga  con essenza di Cannella, Zucchero di Canna, un po’ di Zenzero, erba Alfalfa. Fai macerare una settimana. Spruzza il liquido ottenuto davanti alla soglia del negozio ed all’interno dell’attività commerciale.
Nell’acqua del bagno libera dalle cattive influenze ed attira la buona sorte.
Um abbraccio di Luce, AISHA

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ACQUA DI RUTA: PULIRE L’ENERGIA

 

 

Ciao Anima in Viaggio, oggi vorrei parlarti di un’altra acqua sciamanica, l’acqua di Ruta.
Come dice il nome , viene fatta con la Ruta, una pianta aromatica , color verde-giallo.
Cresce in zone asciutte e si adatta molto bene al clima mediterraneo. È presente in molte case e giardini perché il suo forte aroma allontana gli insetti dalle piantagioni.

Viene molto usata in ambito esoterico e sciamanico per allontanare le negativita’, le energia disarmoniche e l’invidia delle persone, aiuta a fare in modo che le persone giuste entrino nella vostra vita , sia che si tratti di amore, affari o amicizia.
Puo’ essere usata per ripulire gli ambienti in cui vi e’ un grande passaggio di persone, come per esempio le attivita’ commerciali. In tal caso prima si purifica l’ambiente con la salvia bianca, e poi si spruzza l’acqua di ruta lungo il perimetro di ogni stanza o direttamente sul pavimento.
Nell’usanza popolare si lavano i pavimenti nell’acqua dove le foglie di ruta sono rimaste a macerare , sempre con l’intento di purificare l’energia dell’ambiente. allontanare energie disarmoniche o spiriti che si avvertono nell’ambiente . In questo modo e’ possibile schermare i luoghi da tali energie.
L’acqua di Ruta si puo’ anche usare come protezione prima di andare a dormire, questo e’ indicato alle persone molto sensitive che possono essere contattate durante la notte da spiriti che hanno bisogno di aiuto portando ad avere sogni agitati . Per evitare questo si puo’ spruzzare l’acqua di ruta sul cuscino o sul copriletto.
Puo’ anche essere usata come acqua di colonia sul corpo dopo essersi purificati con la salvia bianca,  al fine di schermare il proprio campo energetico da eventuali energie disarmoniche.
Consiglio questo a chi lavora in ambienti con molte persone o agli operatori di Luce che spesso hanno a che fare con anime sofferenti, oppure per chi lavora in un ambiente ostile.
Prima di andare a lavoro quindi, e’ utile spruzzarsi un po’ di acqua di ruta sul corpo. I punti piu’ indicati sono: nuca, sotto le ascelle e per le donne sul seno. Secondo lo sciamanesimo siberiano questi sono i punti piu’ vulnerabili all’assorbimento delle energie negative. Se senti pero’, di doverla spruzzare anche in altri punti segui pure il tuo istinto 🙂
Per preparare un bagno di purificazione FORTE mescolare all’acqua di Rita queste erbe: Pazote, Saca lo Malo, Agrimonia. Fare riposare nel liquido le erbe per tre giorni e successivamente usare la miscela nell’acqua del bagno. Questo bagno oltre ad eliminare il male ha il potere di rimandarlo indietro alla fonte. Vi ricordo che nulla deve essere fatto con male intenzioni, il mandare indietro il male non deve essere fatto con l’intento di vendetta ma come apprendimento di cio’ che e’ stato fatto a te. E’ il famoso Karma.
Un abbraccio di Luce, AISHA

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Acqua Florida: acqua sciamanica

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei aprlarti dell’acqua Florida,probabilmente uno degli strumenti più usati nel lavoro spirituale, di santeria e magia bianca; L’acqua Florida  viene usata nei momenti di preparazione dei bagni spirituali o di qualsiasi cerimonia o evento spirituale ed è uno degli elementi più comuni nelle tradizioni spirituali e religiose. È un’essenza che contiene elementi che nella loro natura sono molto usati nel lavoro dello sciamano, dello stregone bianco o del santero.
Ma quali sono gli usi di quest’acqua?
In questo post vi parlerà dell’uso della famosissima colonia d’acqua della Florida prodotta dalla compagnia Murray, Lanman e Kemp e vi spieghero’ a cosa serve l’acqua florida.
Famosa in tutto il mondo da quasi 2 secoli per la sua efficacia per vari scopi, necessità quotidiane e molteplici applicazioni:
1. Per i piedi affaticati con sensazione di bruciore, riempire un catino o la vasca da bagno com acqua calda e aggiungere l’acqua Florida, per ottenere un effetto calmante e riparatore.
2. Per la cura della pelle, eseguire massaggi delicati con Acqua Florida dopo aver rimosso il trucco.
3. Per il raffreddore comune, inalare il profumo dell’Acqua Florida disperso in un fazzoletto , puo anche essere usata in questo modo per  ridurre il mal di testa.
4. Per eliminare gli odori, raffreddare gli ambienti umidi, eliminare i cattivi odori dalla cucina e l’odore di nuova vernice, utilizzarla con un dispersore negli ambienti per eliminare gli odori forti e fastidiosi.
5 In modo che i vestiti abbiano un aroma fresco e piacevole, disperdere alcune gocce di Acqua Florida nel cassetto dell’armadio per garantire un aroma piacevole e duraturo.
6. Per ridurre il prurito sul cuoio capelluto, posizionarla sulla cute ed eseguiredelicati massaggi sui capelli.
7. Per eliminare il mal di testa causato dallo stress, applicarla sulla fronte con massaggi delicati sulla tempia, sentirai un rilassamento nei muscoli e una diminuzione della tensione.
8. Per rilassare i muscoli dopo la routine di esercizio fidivo, produce una luce calda che rinvigorisce e rilassa i muscoli.
9. Per ridurre la febbre, applicare impacchi  sulla fronte e sullo stomaco.

10. Per una rasatura della barba più rapida, usarla  per rimuovere la barba più dura consentendo una rasatura rapida e uniforme.
11. Per lenire l’irritazione dopo la rasatura, utilizzare l’acqua Florida sulle aree interessate per contrarre i pori e ridurre l’irritazione.
12. Per aiutare a ridurre il gonfiore delle punture di insetti non velenosi, aggiungerla  alle aree colpite per ridurre infezioni e prurito.
13. Per un’intima pulizia femminile, fornisce sicurezza per ridurre la sensazione di calore e odori forti.
13. Come una lozione astringente,  contrae i pori fornendo una sensazione di freschezza.
14. Dopo la doccia, oltre a rilassare i muscoli regala una magnifica luminosità alla pelle.
15. Aggiungendola all’acqua nella vasca da bagno  ripulisce la tua energia e armonizza l’aura.
Inoltre essa viene usata nelle pulizie dell’ambiente per eliminare le energie negative accumulate, in tal caso si consiglia di aggiungere l’acqua florida ( un terzo del flacone( nel secchio dell’acqua e poi lavare i pavimenti. Terminata la pulizia spruzzare Acqua Florida mescolata ad acqua di fiori d’arancio in tutti gli angoli di casa.
Indossata come profumo difende dai brutti colpi del destino e facilita la fortuna.

PULIZIA RITUALE E SPIRITUALE DELL’ENERGIA.

7 fiori di sette diversi colori

Un piccolo bicchiere di acqua florida

Una piccola bottiglia di acqua santa

5 chiodi di garofano

2 litri di acqua

13 gocce di olio di sandalo 4 quarzo (rosa, bianco, verde e viola)

Una piccola colonia o profumo preferito

procedura: Fai il rituale sulla luna piena, preferibilmente di notte.

In una pentola mettete i 2 litri d’acqua e fate bollire tutti i fiori con il chiodo di garofano, filtrate e lasciate riposare. Una volta freddo, aggiungere gli altri ingredienti. Diffondi il liquido caldo su tutto il corpo, dalla testa ai piedi, aspetta che si asciughi, e sdraiati a dormire così. Pietre e fiori possono essere gettati via.

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MATERIALITA’ E SPIRITUALITA’

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
spesso si separa la materialita’ dalla spiritualita’. Si crede che le cose materiali appartengano all’ombra, all’avidita’, all’Ego ma non sempre e’ così.
Una volta l’Arcangelo Michele mi disse ” e’ necessario fare della materialita’ cosa sacra”, ho chiesto una spiegazione ma non me l’ha data. Riflettendoci pensai ” si dice sempre che la dualita’ non esiste, che siamo noi a crearla, che tutto e’ uno. Ma se in quel tutto ci fosse anche la materia?”. Qualche settimana fa una ragazza che ha fatto l’attivazione dell’energia della Fenice aggiunse un altro pezzo al mio puzzle. La Fenice le disse ” siete voi a separare la materia’ dallo spirito, in realta’ esse non sono separate”.
Vorrei spiegarti con un esempio molto pratico, la mia conclusione.
La scorsa settimana ho finito la prima tappa del terzo livello di Munay Ki. Consisteva nel lavorare con l’archetipo del serpente, legato al primo Chakra. Dovevo restare nel qui e ora, sentire ogni cosa con i sensi del corpo. Io ho sempre odiato pulire casa, ma focalizzandomi nel qui e ora, e sentendo l’acqua, la schiuma con tutti i miei sensi ho compreso che fare le faccende domestiche non e’ solo togliere lo sporco ma e’ prendersi cura del proprio spazio, in tal modo, ci si prende cura di se stessi, ci si ama.
Pulire casa , in se’, fa parte della materialita’, ma vista in questo modo , diviene un rituale sacro di cura.
Per quanto riguarda, invece, le cose che desideriamo acquistare, l’altra sera il mio spirito guida mi ha suggerito una domanda da farsi ” serve alla tua anima?”, se la risposta e’ no , significa che e’ il tuo Ego a guidare quel desiderio.
Pensai pero’ ” ora mi trasferisco in un’altra casa, senza mobili, non ho ancora il divano, questo alla mia anima non serve. Ma se torniamo alla cura della casa, del mio spazio e quindi, di me, in tal caso la materia diviene cosa sacra”.
Non e’ un ragionamento semplice, lo so, e non e’ nemmeno semplice individuare quando possiamo trasformare la materia in sacro e quando no. E’ necessario allenamento e tanta introspezione.
Un abbraccio di Luce, AISHA

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CALCITE GIALLA: RIMUOVERE I BLOCCHI EMOTIVI

 

La calcite, deve il suo nome alla parola latina “calx” che significa “calce”, dato che per la calcite il principale componente è il calcare.
C’è un legame profondo tra la pietra calcite gialla e quella dei regni animali e vegetali e in tutta la natura, la reale capacità di andare avanti malgrado le influenze esterne prendendo parte attiva in quello che stiamo creando nella nostra vita.
La pietra calcite gialla è molto nota per la sua propensione alla purificazione, alla pulizia, e in sintonia con il potere rigenerante e rivitalizzante della natura stessa.
La calcite gialla è usata per rimuovere i vecchi motivi (blocchi) della vecchia energia stagnante presente in noi e per aumentare la motivazione personale e il senso di unità..
La calcite gialla è una eccellente pietra per lo studio delle arti e delle scienze, e in per amplificare e aumentare qualunque tipo di energia, grazie alla proprietà di rifrazione doppia scoperta nella pietra nel 1669 da Erasmo Bartholinus.
La calcite gialla può aiutare le ossa e le articolazioni, ed equilibra la quantità di calcio nel corpo, contribuendo a migliorare l’assorbimento di importanti vitamine e minerali nel corpo

Le proprietà della calcite gialla sono un buon aiuto per il lavoro energetico a distanza, visto il potere di amplificazione che può essere inviato. Questa proprietà, insieme alla fluorescenza, alla fosforescenza, e alla termoluminescenza, hanno permesso fin dai tempi antichi di utilizzare la calcite gialla in incantesimi e nella magia rituale.

E’ associata al terzo chakra, per saperne di piu’, clicca qui: https://camminospirituale.com/2018/08/11/terzo-chakra-blocco/

TI RICORDO CHE LE PIETRE NON SOSTITUISCONO LE CURE DEL MEDICO DI FIDUCIA, LA SOTTOSCRITTA DECLINA OGNI RESPONSABILITA’ DELL’USO SCORRETTO DELLE PIETRE.

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APATITE: SINTONIZZARSI CON IL LIVELLO SPIRITUALE

 

 

La pietra apatite prende il nome dalla divinità greca “Apate” Dea dell’inganno, (lei era uno degli spiriti nel vaso di Pandora). La apatite ha assunto tale nome perché inganna, confondendosi per caratteristiche esterne, con altri minerali. Tra l’altro l’apatitepossiede l’elemento costitutivo di base della struttura ossea umana.
Si tratta di una pietra, l’apatite, considerata una potente fonte d’ispirazione emozionale. E’ in grado di sviluppare le abilità psichiche e ci sintonizza delicatamente con il nostro livello spirituale.
L’apatite può migliorare la propria intuizione, la capacità di apprendimento e la creatività mentale, e può infondere maggiore fiducia in se stessi. La pietra apatite può contribuire al raggiungimento di stati più profondi di meditazione, e se usata con altre pietre e cristalli l’apatite può in modo più rapido facilitare i risultati desiderati, nonché potenziarne l’obiettivo.
La pietra apatite è utile per le ossa, per l’assorbimento di calcio, per la cartilagine, per i denti e le abilità motorie in generale.

La pietra apatite può anche essere utilizzata per la pulizia energetica degli ambienti dove viviamo o soggiorniamo più spesso. Collocare l’apatite davanti alle finestre e vicino alla porta d’ingresso, può aiutare a convogliare meglio il fluire di energie positive, migliorando notevolmente l’ambiente circostante. Ottima pietra per regolare meglio i tempi di sonno e di riposo, l’apatite è anche una pietra di beneficio per tutti quelli che sono vicini e a contatto con la natura, riuscendo ad infondere le energie curative della natura stessa, ovunque si vada.
La apatite può aiutare a regolare il nostro appetito, sempre in funzione con un intento consapevole da parte della persona.

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MEDITAZIONE A ANSIA

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei proporti un articolo di Corrado Pensa. Buona Lettura 🙂

UN’ANSIA PARTICOLARE

Nel volume di Mark Epstein Pensieri senza pensatore leggiamo:

 

Gli psicologi Daniel Brown e Jack Engler hanno fatto uno studio su un gruppo di praticanti esperti e hanno scoperto che chi medita è ansioso esattamente quanto chiunque altro. Tra i soggetti da loro osservati non hanno riscontrato un allentamento del conflitto interno, ma soltanto un atteggiamento ‘marcatamente privo di difese nel vivere tali conflitti’ 1.

 

Vorrei fare qualche annotazione riguardo al rapporto tra meditazione ed ansia prendendo le mosse dal brano appena citato.

A parte il carattere molto relativo, per definizione, di esperimenti del genere (quanto ci autorizza un gruppo di meditanti a trarre conclusioni generali sulla meditazione?), mi sembra, tuttavia, che anche questo gruppo di meditanti esperti ed ansiosi ha mostrato una caratteristica interessante e poco frequente e cioè il fatto che l’ansia fosse accompagnata da una certa accettazione, da una non-contrazione. Tale caratteristica non ricorre tra le caratteristiche tipiche degli stati ansiosi, dato che essa, in qualche modo, si pone agli antipodi dell’ansia. Non vedo, infatti, quanto nutrimento e quanto incoraggiamento possano venire a un’ansia che è tenuta in mano con un atteggiamento così abbandonato, così ‘marcatamente privo di difese’. Ciò significa che la perentoria affermazione che ‘chi medita è ansioso esattamente quanto chiunque altro’ è parecchio ridimensionata dall’osservazione successiva, niente affatto marginale, sulla non-difensività. Però, facilmente, l’unica cosa che resterà in mente a un buon numero di lettori è solo la conclusione perentoria, a tutto discapito della verità.

LE TRE AFFLIZIONI E L’ANSIA

Comunque, esperimenti a parte, a me pare che sia legittimo chiedersi questo: un cammino interiore che si ripromette di trascendere o quanto meno di attenuare l’attaccamento, l’avversione e l’ignoranza può lasciare intatta l’ansia? Sarebbe una contraddizione in termini. Se l’ansia è intatta, ciò può voler dire soltanto che ugualmente immutate sono le tre ‘afflizioni’ summenzionate. Infatti dire le tre afflizioni significa dire l’io-mio e la sua forza. E io-mio vuol dire, tra l’altro, tutta l’insicurezza e la paura (ossia l’ansia) generata dalla continua identificazione con reazioni, emozioni, aspettative, etc.

Come è noto, la meditazione di consapevolezza si occupa primariamente di questa ‘coazione all’identificazione’. Allora, come è immaginabile praticare la consapevolezza meditativa seriamente e per lunghi anni, raccogliere buon frutto su vari fronti eccetto che sul fronte dell’ansia? Naturalmente se la motivazione alla pratica è labile o male orientata, se la pratica stessa è un fatto occasionale e saltuario e per giunta priva di supervisione da parte di insegnanti esperti, nessuno si stupirà (nemmeno lo stesso meditante) se non si vedono frutti di alcun genere. E può ben darsi che la ragione principale di questa stasi e di questa confusione sia proprio un insieme di conflitti ansiosi nel quale il meditante è invischiato. A questo punto, come Epstein variamente suggerisce, una buona psicoterapia potrà essere provvidenziale nello sbloccare tali conflitti e nel mettere in grado la persona di intraprendere un rinnovato cammino meditativo.

IL FONDAMENTO DELLA STABILITÀ MENTALE

Fatte queste precisazioni e ricordando ancora una volta, per scrupolo, che la meditazione è controindicata nei casi di ansia grave (laddove la psicoterapia è sovente lo strumento più indicato), mi pare che convenga ora interrogarci su quale debba essere il giusto atteggiamento del meditante quanto a forme di ansia ‘ordinarie’.

Intanto è opportuno tenere presente che la meditazione, al pari della psicoterapia, non è un ansiolitico. Al contrario entrambe in certe fasi, allorché emerge materiale rimosso, tendono a generare ansia. Perciò se imbocchiamo la via del Dharma dobbiamo mettere in conto il fatto che incontreremo ansie nuove oltre a quelle antiche. Quale che sia il livello di ansia nel meditante, mi sembra assolutamente cruciale sottolineare per prima cosa questo: tentare un’esplorazione diretta dell’ansia sin dal principio di un tragitto meditativo avrà come risultato più probabile solo un aumento dell’ansia, con l’inevitabile confusione e scoraggiamento che ciò comporterà.

Invece prima di affrontare l’esplorazione diretta dell’ansia e, in generale, di stati emotivi, occorrerà anzitutto ‘farsi le ossa’ addestrando l’attenzione a sostare su oggetti non conturbanti, quali, ad esempio, le sensazioni del respiro o altre sensazioni fisiche semplici. Infatti, una disciplinata pratica meditativa di calma concentrata su oggetti semplici sviluppa, col tempo, una relativa stabilità mentale.

Quanto alla stabilità che sopravviene dopo vari anni di pratica per la maggior parte dei meditanti, essa, se da un lato è lungi da una condizione di ferma equanimità, dall’altro è anche ben distante da quello stato di doloroso caos mentale che per molti vigeva prima che intraprendessero il lavoro interiore. Perciò la stabilità di cui parliamo è una vera e propria forza nuova, anche se spesso il meditante non la percepisce come tale a causa dell’effetto combinato di preconcetti circa la meditazione (del tipo: pace mentale = assenza di pensieri e di emozioni) e di una tendenza all’autosvalutazione.

Ora questa forza nuova è, in effetto, il presupposto indispensabile per poter lavorare di consapevolezza con tutto quanto è turbamento mentale. Giacché, senza quella relativa stabilità di cui stiamo parlando, noi abbiamo solo due possibilità: o essere risucchiati nel turbamento oppure fuggire dal turbamento. L’idea di non essere né risucchiati né in fuga bensì, invece, fermi e in ascolto, risulterà affascinante ma abbastanza astratta e inapplicabile. Perché ci accorgeremo ben presto che la mente non vuole guardare il turbamento o, al massimo, lo guarda impazientemente chiedendogli in continuazione di andarsene: pretendendo, in tal modo, di superare il turbamento aggiungendo altro turbamento.

CALMA CONCENTRATA E FIDUCIA; PRATICA DI METTA E DEL RIFUGIO

Invece il primo passo consiste proprio nello sviluppo di quella ‘non-difensività’ di cui scrive Epstein, ovvero la capacità di guardare l’ansia senza aggiungere ansia. Ma questo presuppone un qualcosa che ci regga, un sostegno. Il sostegno, appunto, della stabilità mentale che proviene dal tirocinio nella calma concentrata. Da notare che il cuore di questa certa forza tranquilla che si sviluppa – come si diceva – senza che nemmeno ce ne accorgiamo, ha a che fare con la fiducia. Una fiducia generica e implicita, più che una esplicita fiducia in questo o quello: la mente che negli anni ha appreso a raccogliersi ha visto che non è condannata al caos e all’angoscia e ciò in qualche misura la rassicura e la rasserena.

È opportuno specificare che qui, nel menzionare la naturale necessità di un addestramento alla calma concentrata, non ci riferiamo alla coltivazione della concentrazione come fattore isolato. Infatti la concentrazione, separata da tutte le altre virtù e qualità liberanti, non sembra avere alcuna connessione significativa con la saggezza. Basti pensare al caso ben possibile di individui dotati di una certa innata facilità alla concentrazione senza che ciò si accompagni a sostanziosi indizi di sviluppo interiore. Ci riferiamo, piuttosto, a un tirocinio sistematico di calma concentrata nel contesto di una pratica di consapevolezza.

Ciò significa che il meditante, prima di affrontare l’esplorazione diretta e ravvicinata dell’ansia, avrà già lungamente lavorato con varie forme ‘minori’ ma insidiose di ansia. Vale a dire tutta quell’ansia generata dal rapporto del meditante con la pratica meditativa. E dunque i sensi di colpa per non essersi seduto in meditazione regolarmente, gli scoraggiamenti davanti alla elusività del respiro, il confronto con altri meditanti, etc. In un contesto di meditazione vipassana il praticante è incoraggiato a guardare-contemplare tutti questi moti ansiosi sin dall’inzio, laddove in un training puramente concentrativo gli verrebbe detto di ignorarli. Inoltre, sempre nell’ambito della meditazione di consapevolezza, la guida degli insegnanti e lo studio del Dharma favoriscono la comprensione di tali dinamismi e contribuiscono in tal modo a piantare importanti semi di disidentificazione dall’ansia.

Infine una seria pratica di metta e il ricorso a una regolare presa di rifugio (ovviamente intesa in maniera non puramente formale) aiutano non poco a relativizzare l’ansia da una parte e ad alimentare la fiducia dall’altro. Poiché l’evocazione del bene di tutti gli esseri viventi (metta), insieme con lo spirito di servizio che ciò gradualmente suscita, distoglie dalla fissazione egoica e dall’inevitabile ansia che essa genera. E così pure il regolare prendere rifugio nel Dharma e dunque nella pratica di liberazione e nella liberazione stessa favorisce l’emergere di un orizzonte transegoico.

OSSERVARE SENZA AVVERSIONE, OSSERVARE CON INTERESSE

Riepilogando: il presupposto per una fruttuosa contemplazione esplorativa dell’ansia (così come di qualsiasi disagio interiore) è quella relativa stabilità mentale non priva di fiducia che risulta da un tirocinio prolungato di calma concentrata in un contesto di meditazione di consapevolezza. Diamo inoltre per scontato che in tale contesto siano naturalmente presenti la pratica di metta e dei rifugi, la supervisione degli insegnanti, lo studio/ascolto del Dharma e un certo spirito di servizio.

Abbiamo visto come tale presupposto renda possibile il primo passo dell’esplorazione (che per certi versi è il passo fondamentale), ossia la possibilità di osservare senza avversionel’ansia. Da notare che allorché questa possibilità comincia a manifestarsi in modo non episodico ciò già comporta una diminuzione dell’ansia. Ancor di più se da una osservazione senza avversione approdiamo a una osservazione animata da interesse. In proposito, non è forse superfluo annotare che il fatto di essere già in grado di lavorare in questo modo non implica che non sia talora necessario – se l’ansia è forte o se noi siamo stanchi – abbandonare il lavoro della osservazione diretta e arroccarsi, piuttosto, su una pratica semplice di pacificazione mentale, ivi inclusa la meditazione camminata.

LAVORARE CON L’ANSIA

Ma vediamo ora più da presso la pratica rivolta in modo diretto all’ansia. Anzitutto un consiglio pratico: il più possibile non lasciarsi sfuggire i molteplici episodi quotidiani di ansia, anche minima. Poiché questi episodi di ‘piccola ansia’ sono un eccellente terreno di pratica, soprattutto quando cominciamo a sviluppare un vero e proprio talento nel coglierli e metterli nella luce della consapevolezza. Il percepire sempre più chiaramente che ad ogni intervento di pratica sull’ansia corrisponde un seme di equanimità è un forte e naturale incentivo a perseguire questa modalità di lavoro interiore. Anche perché ci rendiamo conto che senza un buon allenamento a lavorare con i piccoli turbamenti non è possibile lavorare con quelli grandi. Per compiere questo lavoro riguardo alle piccole ansie quotidiane è necessario imparare a riconoscerle come tali, il che è meno elementare di quanto sembri. Infatti le ‘ansiette’ possono essere diventate così abituali da essersi mimetizzate da normalità.

Un altro consiglio pratico, che è anche un invito a scendere a un livello più profondo di consapevolezza: nel riconoscere piccoli stati ansiosi, impariamo a percepire il potere del riconoscimento, quanto a dire il potere della consapevolezza. Vedremo così che già nel momento del riconoscimento, netto e chiaro, per il solo fatto del riconoscimento comincia a instaurarsi un cambiamento di relazione con l’ansia.

Nel lungo termine l’effetto di questa pratica di osservazione via via più pronta, sollecita e interessata degli stati ansiosi sarà quello di ritrovarci meno identificati con detti stati. E una minore identificazione porta con sé un miglioramento della nostra vista interiore. Cominciamo a vedere, per esempio, quanto è stretto e familiare il rapporto con la nostra ansia, piccola o grande che sia. Un po’ come se si trattasse di un parente insopportabile dal quale, tuttavia, non intediamo congedarci per alcun motivo. Perché sarà insopportabile ma, appunto, è troppo familiare, è troppo un pezzo di noi per rinunciarci. Che ne sarà di noi – è come se dicessimo – senza il consueto pullulare di immagini-pensieri ansiosi in reazione a questo e quello?

Senza pensare al poderoso e, insieme, abituale e quotidiano rinforzo che all’ansia individuale giunge dalla società in cui viviamo: i mezzi di comunicazione, i ritmi di lavoro, il traffico etc. Sicché, oltre a essere una dimensione così intima, l’ansia è anche una dimensione condivisa dalla maggioranza delle persone. Il che le aggiunge, si potrebbe dire, il tocco finale di ‘naturalezza’. Sarà dunque naturale credere con tutto il cuore all’ansia, mentre ci parrà illusorio e astratto anche il solo ipotizzare dentro di noi una zona franca di pace vera.

Questa prima disidentificazione dall’ansia e la relativa maggior comprensione dell’ansia che ne consegue alimenta un moto non occasionale di samvega, ossia una riluttanza salutare, un rifiuto silenzioso a vivere sotto il segno dell’ansia mescolato con un acuìto desiderio di praticare. Ciò porta, in progresso di tempo, a un ulteriore raffinamento della comprensione. In termini classici buddhisti, le tre caratteristiche universali (impermanenza, dolorosità, impersonalità) cominciano a profilarsi con evidenza crescente anche riguardo all’ansia. Anzitutto la specifica dolorosità dell’ansia. Diversamente da ciò che facilmente tendiamo a credere e cioè che l’ansia sia la risposta inevitabile a situazioni di dolore attuale o potenziale, vediamo che l’ansia è già dolore, dolore sicuro davanti a sofferenze talora solo ipotetiche, dolore mentale accuratamente fabbricato. E così pure, insieme alla dolorosità, prende a manifestarsi il carattere costantemente cangiante (anicca) e fondamentalmente condizionato (anatta) dell’ansia.

Il toccare con mano che questi tre aspetti connotano anche l’ansia ci mette in una posizione di accresciuta libertà nei confronti dell’ansia stessa. E ciò – va da sé – rende più forte la nostra presa di rifugio nella pratica per la liberazione. Liberazione che, significativamente, è stata definita “il totale e completo rilassamento di tutte le tensioni: fisiche, emotive e mentali” 2.

1. M. Epstein, Pensieri senza un pensatore, Roma, Ubaldini 1996, p. 122.

2. Nella sua opera A. Desjardins cita di frequente questa definizione della liberazione che il suo maestro Swami Prajñanpad amava proporre. Cfr. p. es. Alla ricerca del Sé, Roma, Mediterranee 1992, p. 137.

Da: http://digilander.libero.it/Ameco/sati971/corrado.htm

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Chiedo e non arriva nulla: perche’?

 

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
spesso le persone mi dicono ” eppure ho fatto la preghiera giusta, ho chiesto all’angelo giusto, ma non e’ arrivato nulla, sono delusa e amareggiata”. Eh si, ma il punto e’ che fino a quando attendi la manna dal cielo, fino a che sei convinto che tutto arrivi da fuori , non giungera’ mai nulla. Sei tu che fai i miracoli, gli angeli ti possono aiutare a trovare la strada giusta per avere abbondanza, guarigione o quello che ti pare. Ma , fino a quando tu affiderai il tuo potere a qualcuno o a qualcosa di esterno non te la cavi piu’.
Tu hai tutto dentro di te, il punto e’ che hai paura di vederlo perche’ ti hanno inculcato che Dio e’ fuori di te, che gli Angeli sono fuori di te, che i miracoli accadono solo a pochi eletti da Dio o dalla Madonna o da chi ti pare.
Tu hai in te il potere della trasformazione interiore e , quindi, anche il potere della trasformazione esteriore  ” come dentro, così fuori”.
Quando si pratica, per esempio, una guarigione angelica, essa schiaccia il pulsantino di avvio ma poi sei tu che devi andare avanti con le tue gambe nella guarigione. Non aspettare sempre la manna dal cielo, riprenditi il tuo potere personale.
Quando lo lasci agli altri? per esempio, sei in un rapporto di coppia, se ti viene l’ansia solo all’idea di perderlo, se sei possessivo con il partner, se la tua felicita’ dipende dal tuo compagno stai dando il tuo potere alla persona con cui stai. Oppure, se chiami un operatore di Luce o un cartomante, ecc… per ogni decisione da prendere nella tua vita stai dando il tuo potere ad un’altra persona. Cosa significa? che non ti stai assumendo la responsabilita’ delle tue scelte, della tua vita, della tua felicita’ e che stai dando tale responsanbilta’ qualcun’altro. Fino a che ti comporti in questo modo e non ti assumi al 100% la responsabilita’ delle tue azioni, della tua felicita’ guardando dentro di te davvero, per vedere le tue paure, insicurezze, ecc… e lavorarci dipenderai sempre dagli altri e non sarai un uomo libero.
Un abbraccio di Luce, AISHA
Ti consiglio la meditazione sul Terzo chakra, che trovi qui: https://camminospirituale.com/2018/08/11/terzo-chakra-blocco/

Se desideri parlare con me, scrivimi una mail: elisasilviacoda@libero.it

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Terzo Chakra: blocco

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei parlarti del terzo Chakra, chiamato Manipura.
Il terzo Chakra e’ situato sotto l’ombelico, all’altezza del plesso solare. Governa la digestione, il metabolismo ed e’ il centro del potere e dell’autostima. Qui risiedono l’energia del guerriero e della trasformazione.
Quando il terzo Chakra e’ in eccesso si hanno: odio, rabbia, perfezionismo, troppa attenzione al potere e allo stato sociale. Si parla sempre di blocco, ma in tal caso si ha un manipura troppo aperto.
Se invece e’ bloccato si hanno i seguenti sintomi: problemi di digestione o di metabolismo, poca stima di se stessi, sentirsi vittima o essere senza energia. Prevale la confusione mentale, si ha un senso di inferiorita’ e di insicurezza.
Si blocca a causa di grandi spaventi, o per reagire a situazioni o persone che non vengono accettat o per eccessivo stress.
Quando il terzo Chakra e’ in equilibrio, invece, si e’ disciplinati, si ha forza di volonta’ ed entusiasmo nei confronti della vita. Un terzo Chakra armonico ci aiuta a superare l’inerzia ed il vittimismo, dona la motivazione ad assumersi le proprie responsabilita’, ad accertare la nostra volonta’ e ad assumerci dei rischi. Tutto questo porta alla fiducia in se stessi.
Il Terzo Chakra e’ potente e solare, ti rivela, se in equilibrio, il tuo diritto di esistere e la tua collocazione nell’universo, promuovendo l’autoaccettazione. tramite il suo equilibrio stai nel mondo in modo armonico, in piena consapevolezza dei tuoi attributi sia mentali che fisici consentendoti di agire nel materiale in modo sciolto e sicuro.
La pietra associata al terza chakra e’ la Calcite Gialla ( puoi acquistarla qui: https://amzn.to/2KMzVQq

Per meditare in relazione al terzo chakra ti consiglio di tenere in mano la calcite gialla , mentre nell’ambiente si espando l’aroma di questo olio essenziale: https://amzn.to/2P2kKFZ

Puoi trovare la meditazione del terzo Chakra quihttps://www.youtube.com/watch?v=YZcWOZ4jc-E

Ti consiglio di fare questa meditazione tutti i giorni per una settimana.

Se desideri parlare con me , puoi scrivermi una mail per prendere un appuntamento:elisasilviacoda@libero.it

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ANGELITE: CALMARE LA RABBIA

 

 

 

La pietra angelite ha il nome che deriva dal significato greco “anhydras” ossia senza acqua. Questa pietra permette un eccellente bilanciamento e polarizzazione per l’allineamento del corpo fisico con l’Aura.
La pietra angelite ci aiuta nella comunicazione a distanza con altri esseri umani.
L’angelite è una ottima pietra da usare quando si ha bisogno di calmarsi da sentimenti di rabbia e sopraffazione

L’angelite può aiutarci a tornare alla innocenza e alla purezza di intenti dei bambini molto piccoli.
Ha effetti calmanti sul chakra della gola e funziona a meraviglia come calmante e lenitivo per l’ansia o per bambini iperattivi.
La pietra angelite è solubile in acqua e non deve assolutamente essere pulita in acqua

Benefici per il corpo

A livello fisico l’angelite sembra possedere azioni antidolorifiche. Da questo punto di vista dovete collocare la pietra nella zona che fa male. l’angelite è collegata anche al sistema scheletrico, è perfetto quindi per i problemi delle ossa e si rivela utile in tutti i processi di guarigione che le coinvolgono.

Benefici per la mente

L’angelite lavora molto sulla mente. Vi aiuta ad esprimere meglio le vostre idee grazie all’uso della parola, grazie a lei imparate a veicolare le emozioni e le opinioni. In particolar modo però, è una pietra ottima se soffrite di stress o vi lasciate prendere dalle paure e dalle preoccupazioni. Se avete come la sensazione che il pericolo sia sempre dietro l’angolo, allora l’angelite può aiutarvi. Usatela per mantenere la calma, previene in questo modo gli stati d’ansia.

Se siete donne potete usare l’angelite per sbloccare quelle situazioni irrisolte con gli uomini, che oggi v’impediscono d’intraprendere una relazione sana ed appagante.

Benefici per lo spirito

A livello spirituale l’angelite non vi aiuta solo a connettervi con le energie superiori (come gli spiriti guida, le entità angeliche etc). Ad esempio è un ottima pietra se state cercando di migliorare la qualità del vostro sonno ed ottenere dai sogni qualche messaggio utile per la vostra vita. Attenzione però, non va usata per i sogni premonitori, ma per ricevere insegnamenti da queste esperienze di vita notturne.

TI RICORDO CHE LE PIETRE NON SOSTITUISCONO LE CURE DEL MEDICO DI FIDUCIA, LA SOTTOSCRITTA DECLINA OGNI RESPONSABILITA’ DELL’USO SCORRETTO DELLE PIETRE.

Alcune informazione del post sono state tratte da: https://www.alchimiadellepietre.it/angelite-cristalloterapia/

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