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SINDROME DI WENDY: AIUTO SEMPRE TUTTI

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei parlarti della sindrome di Wendy, chiamata anche sindrome della crocerossina.
Chi ne soffre si prodiga sempre per tutti, sempre pronta ad offrire il suo aiuto a chiunque ne abbia bisogno. So che ti viene da pensare ” Che’ ma questa e’ una cosa bella…”, si lo e’, ma se chi lo fa compie tali gesti di amore perche’ e’ convinta che questo e’ l’unico modo per essere amata dagli altri non va bene. Se aiutare gli altri e’ l’unico modo ( secondo lei) di poter ricevere attenzione, non va bene. Si ha la convinzione che se non si aiuta sempre la persona che ci ha chiesto una mano ci rifiutera’. Quando, infatti, si verifica una situazione di rifiuto chi soffre della sindrome di Wendy si fa cogliere da 1000 sensi di colpa convinta di non aver fatto o donato abbastanza.

Cosa puo’ capitare ad una persona che ha la sindrome della crocerossina in un rapporto di coppia?

Il partner puo’ sentirsi soffocare, perche’ il compagno ( o la compagna) e’ sempre presente. Non lascia spazi di autonomia all’altro, cosa invece molto importante in un rapporto di coppia.
Spesso chi soffre di tale sindrome si unisce a persone con la sindrome di Petre Pan, ovvero eterni bambini bisognosi di cure , affetto ed attenzioni. Il problema e’ che chi soffre di suddetta sindrome non vuole legami seri e per questo fugge.

Che ripercussione ha la sindrome di Wendy sul piano emotivo?

Emozioni come rabbia e frustrazione non vengono accettate, vengono rinnegate e represse.
Si ha paura di no, perche’ poi si sfocia nel senso di colpa, ci si ritrova quindi sempre a dare risposte affermative anche quando non si vorrebbe. Non ci si concede mai tempo per se se stessi perche’ si e’ troppo impegnati ad essere presenti per gli altri.

Se ti sei riconosciuto in questo articolo e desideri cambiare, scrivimi per prendere un appuntamento o per ricevere maggiori informazioni:

elisasilviacoda@libero.it

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CHAKRA DEL CUORE E TRAUMA DEL RIFIUTO

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei parlarti del trauma del rifiuto.
Il rifiuto e’ un’esperienza che tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita. Esso puo’ accadere da un partner, un genitore o un amico, in quel momento si cade in un vortice scuro di disperazione angoscia che ci fa chiudere all’amore e serra il Chakra del Cuore. Nel momento in cui si e’ rifiutati se non si trova la maniera di modificare la situazione ci si sente impotenti. Tale impotenza fa crollare la nostra autostima e si puo’ persino cadere in depressione. Molte persone possono avere addirittura pensieri rivolti al suicidio.
Il rifiuto ci fa sentire indegni di essere amati. Ma perche’ il rifiuto di una persona che amiamo ci fa reagire in questo modo? per il bambino il rifiuto e’ sinonimo di morte poiche’ senza l’amore dei genitori non ha alcuna garanzia che qualcuno si prendera’ cura di lui.
A molte persone l’esperienza di perdere l’amore di una persona cara innesca la situazione infantile di un bambino abbandonato, facendo riemergere sensazioni di impotenza e pericolo di morte.
Quante volte hai pensato ” non posso vivere senza di lui/lei”? il solo pensiero crea in te un grande vuoto e molta ansia.
Come detto nel momento che si e’ rifiutati da qualcuno che si ama il Chakra del cuore si blocca.
Come si risolve? prima di tutto e’ necessario sanare il proprio bambino interiore che probabilmente ha ancora la convinzione ” rifiuto = morte”. E’ possibile ( se non certo) che da piccolo ti sia sentito rifiutato e se non hai rielaborato quell’evento la ferita e’ ancora aperta.
Secondo: sanare il tuo cuore ferito, affranto, sofferente.
Di norma la ferita del rifiuto va di pari passo con quella dell’abbandono ( se veniamo abbondonati ci sentiamo rifiutati) e’ quindi probabile che si abbiamo entrambe.
Per non vivere piu’ ogni relazione ( amicale, lavorativa, amorosa, parentale) con l’ansia perenne di venire rifiutati e per commettere errori legati alla paura , inizia ora un lavoro su di te.
Per maggiori informazioni , scrivimi:elisasilviacoda@libero.it

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Trauma dell’abbandono: perche’?

 

 

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei parlari del trauma dell’abbandono. Perche’ si forma?
Iniziamo subito con il dire che tale trauma e’ legato al rapporto con la madre.
Secondo Winnnicott e Khan la madre ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino, in quanto viene vista come un’importante figura di sostegno, di protezione dalle stimolazioni interne ed esterne e come figura che dovrebbe essere sempre presente ed attenta.
Se le stimolazioni che il piccolo riceve non vengono contenute dalla madre si forma il trauma.
Piu’ il bambino e’ piccolo piu’ il trauma risulta profondo.

Vi sono tre tipologie di abbandono:

1. dovuto ad inadeguatezza: nel caso di una madre con gravi problemi di alcool o droga, con patologie psichiatriche. Problematiche che comportano un allontanamento del bambino dalla madre da parte di autorita’ competenti;
2. Abbandono agito: si verifica nel caso in cui la madre si sente inadeguata, tormentata o angosciata a causa di relazioni insoddisfacenti con il partner o con la sua famiglia di origine. In tal caso, la madre riversa su questi tutte le sue attenzioni trascurando il figlio;
3. Non riconoscimento: la madre al momento della nascita non riconosce il figlio e viene lasciato in ospedale o affidato ad una struttura.

Come si manifesta nell’adulto?

Sul piano fisico: stanchezza cronica, disturbi del sonno e dell’alimentazione, disturbi digestivi, aumento della pressione, interruzione del ciclo mestruale nelle donne, caduta di capelli, problemi legati alla sfera sessuale, cefalee, calo delle difese immunitarie.

Piano psicologico: angoscia, paura, senso di vuoto, rabbia, irritabilita’ facile, attacchi di panico, ansia , fobie.
Tutto cio’ si manifesta nel momento in cui si ha paura di perdere la persona amata.

 

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