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COORDINAZIONE MENTE-CORPO

 

COORDINAZIONE MENTE -CORPO

Ciao Anima in Viaggio,
oggi vorrei darti alcuni spunti pratici per aiutarti a coordinare la mente con il tuo corpo.
Questo post e’ tratto«Book of Ki: Co-ordinating Mind and Body»
Traduzione di Marco Forti.

La potenza della mente e del corpo coordinati
«Nannosono iwao omo tosu kuwa no yumi» (quando un uomo ha una volontà ferrea, può penetrare una roccia con una freccia di legno).
Tanto tempo fa, avvenne in Cina che di notte un giovane uomo camminasse, quando d’un tratto s’accorse che lungo il bordo della strada era accovacciata una tigre pronta a saltargli addosso.
Per salvarsi l’uomo prese una freccia per l’arco e tirò con tutto il suo cuore. La freccia infilzò la tigre che però non ferce il minimo movimento.
Allora l’uomo trepidante s’avvicinò e guardò.
Non si trattava di una tigre ma di una grande roccia la cui forma ricordava una tigre accovacciata. Quella freccia tirata con tutto il cuore era penetrata in una roccia.
Storie simili si trovano in tutte le epoche e in tutti i luoghi. Benché siano troppe per raccontarle una ad una, tutte ci parlano della grande potenza di una mente ed un corpo unificati (coordinati).
Tutti i grandi uomini, i veri artisti, santi e buddisti, devono aver acquisito la coordinazione tra mente e corpo.

La difficoltà nel coordinare mente e corpo
Tutti riconosciamo la necessità di coordinare mente e corpo. Ma sta di fatto che pochi ci riescono.
Non si raggiunge la coordinazione della mente e del corpo praticando la meditazione Zazen in cima ad una montagna per venti o trent’anni se la si perde quando si ritorna nel mondo ad affrontare la vita di tutti i giorni.
Già prima di tornare in città, si potrà perdere la coordinazione solo perché si è mossa una mano o una gamba.
Non avendo né forma né colore, la mente è libera di spaziare come le piace.
Ma il corpo ha forma e colore e si trova costretto e ristretto nei suoi movimenti.
Dato che ognuno possiede qualità così diverse tra loro, è difficile unire la mente con il corpo.
È molto più facile coordinare la nostra mente mentre il corpo rimane fermo, come in Zazen o Seiza. È molto più difficile mantenere l’unione tra mente e corpo quando questo è in continuo movimento, come accade nella vita di tutti i giorni.
Già da tempi remoti si dice che la coordinazione tra mente e corpo è la cosa più difficile da acquisire. Lo Zen insiste sull’esercitazione continua del discepolo, anche quando ha avuto l’illuminazione, cioè dopo aver raggiunto il Satori.
Lo stesso K’ung Fu Tzu (Confucio) arrivò all’età di settant’anni prima di raggiungere quello stadio che gli permise di fare ciò che voleva senza perdere la coordinazione di mente e corpo e senza deviare dalla strada dell’Universo.
Così, benché molte persone credano che sia una cosa buona e necessaria raggiungere la coordinazione tra mente e corpo, pensano che per loro ciò sia impossibile, e allora lasciano perdere.

Mente e corpo in origine erano uniti
La mente ed il corpo sono nati dal Ki dell’Universo. Non esiste una frontiera fra la mente ed il corpo, nessun punto dove inizia la mente e termina il corpo o viceversa.
In origine mente e corpo erano tutt’uno. Però noi persistiamo nell’errore di considerare la mente ed il corpo due entità ben distinte e separate, e cerchiamo futilmente di unire e riconciliare le caratteristiche opposte di ambedue.
Ma ciò è contro la natura. Altro che difficile!
È impossibile unire mente e corpo finché continuiamo a considerarli due cose diverse tra loro.
In verità però non è difficile unire la mente ed il corpo se ci rendiamo conto che in origine essi erano un’unità e, se agiamo secondo questo principio, otterremo facilmente la coordinazione mente-corpo in ogni momento della nostra vita quotidiana.

La legge della mente e la legge del corpo
Benché abbiano la stessa origine, i nostri capelli e la nostra pelle hanno funzioni a loro proprie ed obbediscono a codici vitali diversi.
Così anche se la mente ed il corpo sono entrambi nati dal Ki dell’Universo, ognuno obbedisce a leggi proprie.
Ci sono maestri che esaltano la vita dello spirito – cioè della mente – e lavorano solo con la mente, altri inneggiano alla potenza e alla bellezza del corpo e, di conseguenza, lavorano solo con il corpo.
In questo modo, l’enigma della coordinazione tra mente e corpo non troverà mai soluzione.
Tutti i Paesi hanno palestre per l’allenamento fisico e scuole per lo studio ma non ho mai sentito parlare di Paesi in cui esistano centri per l’insegnamento della coordinazione tra mente e corpo.
Erroneamente credono di poter crescere una gioventù di grande spirito e carattere, solo con l’allenamento fisico. Così i problemi dei giovani non solo rimangono, ma di anno in anno aumentano e peggiorano.
Se il seguire solo le leggi del corpo bastasse per diventare un uomo di grande spirito, tutti i lavoratori manuali dovrebbero essere automaticamente uomini di spirito. Ciò non corrisponde alla realtà. Naturalmente anche tra loro esistono uomini di grande spirito, ma perché hanno allenato non solo il loro corpo ma anche la loro mente.
Uomini religiosi predicano sulla mente e sul mondo spirituale. Ma se essi si dimenticano del corpo e disprezzano il mondo fisico, sono in errore anche loro.
Il corpo e l’anima sono uniti, ed è impossibile risolvere un problema con la sola mente.
Per esempio, se abbiamo fame, possiamo sopportarla per un certo tempo mantenendo la nostra mente positiva. Ma non possiamo soddisfare la fame, perché è la legge del corpo mangiare quando si ha fame.
Perciò è molto importante comprendere a fondo sia la legge del corpo che quella della mente. Quando le due leggi si muovono unite, sono come le ruote di una macchina, allora per la prima volta possiamo coordinare mente e corpo anche quando ci muoviamo nella vita di ogni giorno.

I quattro princìpi per coordinare mente e corpo
Per chiarire le leggi del corpo e della mente, ed il modo per unirle, vi presento i seguenti quattro princìpi. Questi princìpi non hanno paralleli nella storia umana:

  1. MANTENERE IL PUNTO;

  2. RILASSARSI COMPLETAMENTE;

  3. MANTENERE IL PESO SOTTO;

  4. INVIARE IL KI.

Questi quattro princìpi sono essenziali per poter coordinare la mente ed il corpo. Se non ci atteniamo a queste regole, sarà impossibile raggiungere tale coordinazione.
Io ho stabilito queste quattro regole ed esse sono l’oggetto primario dell’insegnamento nella Ki No Kenkyukai (Associazione internazionale del Ki).
Da tempi antichi gli uomini hanno raggiunto la coordinazione fra mente e corpo, ma nessuno ha mai insegnato queste quattro semplici regole.
Tali uomini si impadroniscono della coordinazione con anni di ascetismo e severissimo esercizio. Ma non potendo articolare quest’esperienza in concetti e parole semplici come i quattro princìpi, non potevano tramandarla ai posteri.
Al loro prossimo potevano solo dire: «sia la tua abilità a trovare il modo di raggiungere l’unità tra mente e corpo» o, come recita un detto Zen: «siediti e lascia che tu ti illumini».
Oggi, in questo indaffarato e complicato mondo non possiamo andare su una montagna a meditare per dieci o vent’anni. Proprio per questa ragione l’Universo ci ha dato il metodo per coordinare mente e corpo anche nei movimenti che compiamo ogni giorno.
Ed io spero che molti di voi, specialmente i giovani, lo pratichino sempre, e lo insegnino ad altri, e questi ad altri ancora.

1. Mantenere il punto

Il centro dell’universo

L’universo è un cerchio con un raggio infinito.
È una sfera infinita.
Perciò, posso dire che io sono il centro di una sfera senza limiti. Anche se io mi sposto di un passo a destra, non si può dire che il lato destro dell’universo si sia accorciato di un passo, esso rimane sempre infinito. Vale a dire che dovunque io vada, corra o salti, rimango sempre il centro dell’Universo.

Era questo l’insegnamento del Buddha quando diceva: “Tenjo tenga yuiga dokuson“, che significa “io sono il mio padrone in cielo e sulla terra. Non sono uomo di nessun altro, ma solo di me stesso“.
Però, con l’andare del tempo, i preti mal interpretarono questa frase e le davano il significato di “solo Buddha è sacro“.
Questa è una versione molto limitata ed egoistica.
In verità, il Buddha diceva anche: “Banbutso ni busho ari“, cioè: “tutte le cose dell’Universo portano in sé l’essenza del Buddha“.
In parole più semplici, Buddha insegna la verità dicendo che ogni cosa è il centro dell’Universo e che ogni cosa è Uno con l’Universo. L’Universo condensato diventa se stesso.
Questo, a sua volta condensato, diventa quell’unico punto centro dell’Universo. L’unico punto, in realtà, non è tangibile, ma è il punto che, condensato all’infinito, non diventa mai zero, ma diventa tutt’uno con l’Universo.
Mentre stai in piedi, se rilassi il tuo corpo, il tuo peso troverà il suo baricentro nella parte inferiore dell’addome.
L’unico punto è il centro del basso ventre, all’incirca quattro o cinque centimetri sotto l’ombelico.
In altre parole devi semplicemente credere che lì, cinque centimetri sotto l’ombelico, si trovi il centro dell’Universo.

L’unico punto nel centro del basso ventre.

Esiste in giapponese una frase “kinkon ichi ban” che potrebbe essere tradotta come “prepararsi ad un grande sforzo“.
Nello Zen dicono spesso “Sikatanden ni chikara o irete shikkari suware“, cioè “contrai i muscoli dell’addome e rimani seduto, fermo“.
Questo è un grande sbaglio. Proprio per tali metodi, la coordinazione tra mente e corpo è diventata più difficile.
Il punto non è il lugo dove concentri la tua forza fisica, ma la mente per calmarla, e così poter coordinare mente e corpo. Dato che la parola tanden significa area (zona), viene spesso male interpretata, e si tende a mettere in tensione l’addome.
Questo mi spinge a proporre di cambiare la parola seikatanden, trasmessaci dai tempi antichi, e sostituirla con la frase seika no itten, cioè “il punto nel basso ventre“.

Se vuoi imparare a coordinare mente e corpo, devi prima imparare a mantenere il punto.

2. Rilassarsi completamente

Malattie del sistema nervoso
Secondo recenti rapporti di medicina, il 70-80 percento delle malattie sono di origine nervosa e o causate dallo stress.
Spesso il medico consiglia al suo paziente di rilassarsi.
Però, spesso, il medico stesso soffre di ulcera o di una disfunzione cardiaca. Benché egli si renda conto dell’importanza del rilassamento, e che ciò debba essere prescritto ai suoi pazienti, il medico stesso trova difficoltà a rilassarsi.
A dire il vero rilassarsi non è solo difficile … è impossibile se non sai come fare.
Se però mantieni il punto (regola n. 1 – v. Irimi online n. 5) potrai per la prima volta avere l’esperienza del vero rilassamento.
La gente, di norma, associa l’idea di rilassamento con una situazione di debolezza fisica. Perciò, quando sono di fronte ad un’emergenza, non solo non si rilassano, ma mettono in tensione il loro corpo. Si deve comprendere che la vera distensione è la più naturale e la più forte condizione del corpo.

Immobilità passiva ed immobilità attiva
Come aspetto esterno, la calma e la stabilità possono essere passivi o attivi senza che uno, solo vedendo la persona, possa sapere in quale dei due stati essa si trovi.
Una di queste condizioni viene chiamata ugokazaru shisei, una stabilità che non può essere disturbata anche se le montagne dovessero crollare.
Però, la persona che possiede questa stabilità (attiva), può effettuare qualsiasi attività e muoversi in piena libertà con la massima calma.
L’altro tipo di immobilità viene descritta come ugokesaru shisei, un’immobilità totale, che non permette alla persona che si trova in queste condizioni di muoversi, anche se lo volesse fare.
Questa è un’immobilità passiva. Infatti, quando uno si trova in questa condizione, se qualcuno brandisce un coltello o una spada davanti ai suoi occhi, non potrà muoversi, perché è immobilizzato dalla paura. È questa la differenza tra le due condizioni che, a prima vista, sembravano identiche.
Purtroppo noi tendiamo ad identificare quest’ultima condizione come quella del vero rilassamento, ed allora, quando siamo faccia a faccia con un’emergenza, non siamo capaci di rilassare il nostro corpo, e diventiamo sempre più tesi, con il risultato di essere immobili ed incapaci di reagire.

La vita senza stress
In un mondo che diventa sempre più complicato e sempre più confuso, noi abbiamo la tendenza a diventare ipersensibili e a perdere il controllo delle nostre reazioni, spesso esagerate.
Supponiamo che una pressione fatta col dito della mano sinistra sul dorso della mano destra corrisponda ad uno stimolo di forza “uno”. Se anche il nostro cervello percepisce questo stimolo al suo reale valore, cioè di forza “uno”, allora la nostra mente funziona bene ed in maniera naturale. Ma, se il nostro cervello registra lo stesso stimolo a forza “cento” o “mille”, ciò è un segno inequivocabile che la nostra mente è sovraccarica ed ipersensibile.
Ne segue che le nostre reazioni sono sproporzionate (di solito in eccesso) e che ci esponiamo ad un inutile stress.
Di solito, quando qualcuno ci tocca i capelli, non proviamo fastidio … però, quando abbiamo un forte raffreddore o mal di testa, possiamo provare fastidio o brividi. Quando siamo arrabbiati, ci offendiamo facilmente per parole che, normalmente, verrebbero recepite senza scatenare alcuna reazione. Benché l’accaduto sia di poca importanza, siamo angosciati per un nonnulla. Tutte queste reazioni smisurate sono da attribuire ad una percezione errata, causata da una mente sovraffaticata ed ipersensibile.
Il fatto è che stiamo vivendo tempi difficili ed il nostro cervello, già esposto ad un certo stress, non può permettersi di sovraccaricarsi di problemi immaginari. Dato che il cervello è il centro dei nostri sistemi nervoso, muscolare e circolatorio, se viene troppo gravato, la regolare funzionalità di tutti questi sistemi verrà compromessa. La conseguenza è un generale deperimento del nostro organismo.
La seguente poesia giapponese rende chiaro il discorso precedente: “sokoinaki fuchiyama sawagu yamakawa no asaki seniloso adanami wa tate“. Tradotta liberamente dice: “Le acque profonde di un fiume scorrono tranquillamente. Il torrente che scorre su un letto sassoso poco profondo ha le acque tormentate“.
Così anche noi, se mettiamo in tensione il nostro corpo, siamo come l’acqua del torrente, e, come le onde agitate che si infrangono sulle pietre, così noi passiamo da una errata decisione all’altra. Ma se manteniamo il punto, rilassiamo il notro corpo e teniamo il peso “sotto”, la nostra mente sarà calma ed il nostro essere assomiglierà a quel fiume dalle acque profonde. E, simili a questo fiume agiremo con calma e tranuillità nella nostra vita, senza sovraccaricarci.
Così lo stimolo di forza “uno” sul dorso della nostra mano verrà correttamente riportato al nostro cervello ed i piccoli problemi non assumeranno un’importanza sproporzionata. Per di più, se ci imponiamo di non riportare al cervello ogni sciocchezza, ma ci sforziamo di risolverla e sistemarla non appena si presenta, potremo vivere una vita libera da falsi problemi.

La calma in mezzo al caos
Neoshimete kaze ni makaseru yanagi kana“. Il salice affonda bene le sue radici, per questo l’albero si può donare al vento.
Se applichiamo l’analogia del salice a noi stessi, le radici profonde corrispondono ad una mente calma perché manteniamo il punto e donarsi al vento significa rilassarsi completamente ed armonizzarsi volontariamente ai moti dell’universo.
Proprio perché manteniamo il punto, possiamo rilassarci completamente ed essere uno con l’universo.
Già da sempre, quegli uomini considerati eccezionali e grandi non perdevano il loro equilibrio né si arrabbiavano ma, in qualsiasi situazione, anche le più caotiche, mantenevano sempre la loro calma. Se noi comprendiamo l’origine dell’universo, non saremo più confusi e disturbati dai problemi incalzanti che si fanno avanti giorno dopo giorno.
Benché la luna sia una sola, perché la brezza ne può spargere il riflesso qua e là sul fiume? Non dobbiamo farci confondere dai fenomeni terreni, e prendere i riflessi distorti e rotti per la luna vera. Possiamo sempre trovare uno spiraglio, anche se molto pressati dal lavoro. E, simili alla luna che non si sposta nel cielo anche quando i venti soffiano, noi dobbiamo comprendere la nostra vera natura e vivere la nostra vita con calma e compostezza.

3. Mantenere il peso sotto

Il significato della calma
Si dice “la calma è potere”. Tutti conosciamo l’importanza della calma.
Nel baseball, nel golf ed in altri sport, spesso avviene il fallimento nel momento critico. Perché noi perdiamo la calma quando c’è una situazione critica, non riusciamo a fare le cose che in momenti naturali ci vengono facilmente. Un altro esempio, un uomo quando deve parlare con un’altra persona lo fa naturalmente, ma se deve parlare davanti a mille persone, solo pochissimi sono capaci di farlo con naturalezza. Perché, nel momento che sale sul podio, duemila occhi lo fissano, ed è come se si sentisse colpito fisicamente da quegli sguardi, il sangue affluisce alla testa, e vede solo un vuoto. Infatti molti non riescono ad aprire bocca davanti ad una platea.
Spesso i genitori si lamentano dei loro bambini emotivi. Dubito però che gli stessi genitori sappiano mantenere la calma in situazioni d’emergenza. In genere, benché tutti diciamo che è necessario mantenere la calma, ciò è impossibile, se non sappiamo come farlo.
La calma vivente è lo stato naturale in cui il peso di un oggetto naturalmente cade sul suo lato inferiore. Anche il corpo umano va considerato un oggetto, per cui il suo peso si focalizza su un punto preciso. Se riusciamo a mantenere tale punto, il nostro peso è sotto. Questa è la vera calma vivente.

La calma innata dell’uomo
Uomini, rocce e tronchi di legno sono tutti oggetti naturali. Perciò se non facciamo niente e lasciamo il nostro corpo tranquillo, il peso verrà a trovarsi naturalmente sotto.
Ma, a causa di cattive abitudini acquisite attraverso i tempi, spesso mettiamo il peso sopra e non riusciamo a mantenere la calma. Spesso si dice che la rabbia sale alla testa. Infatti, quando siamo arrabbiati, cioè perdiamo la calma, il peso non è più sotto ma sopra.
Perciò per i primi tempi dobbiamo continuamente esercitarci nel mantenere tutto il peso del nostro corpo sotto. Col tempo questa buona abitudine rimpiazzerà quelle cattive ed il peso del nostro corpo si collocherà sotto anche se non ci pensiamo consciamente. È naturale che abituiamo il nostro corpo a mantenere calma la nostra mente, senza far altro, quando stiamo seduti in posizione Seiza o Zazen.

Unità di calma e azione
Se si pensa che calma e azione siano cose diametralmente opposte, potrà sembrare strana l’idea di unificare calma e azione. In realtà tutte le tecniche delle arti marziali tradizionali richiedono che l’esecutore sia in uno stato di calma ed azione coordinate. Tra le discipline che ricercano la calma possiamo menzionare la meditazione, i metodi di respirazione, gli esercizi spirituali. Tra le discipline che consistono nell’azione gli sport e tutti i lavori manuali.
Le persone che si dedicano esclusivamente a discipline statiche rischiano di cadere nell’abitudine di apprezzare soltanto la calma e di arrivare ad un grado di staticità simile alla morte. D’altro canto, chi pratica soltanto l’esercizio fisico, rispetta soltanto questo e finisce per diventare schiavo dell’agitazione. Sebbene a parole facciamo una distinzione tra calma e azione, in realtà esse sono due aspetti della stessa cosa. Ognuna delle due presuppone la presenza dell’altra. L’azione nella calma e la calma nell’azione indicano che uno stato di reale e completa calma implica la presenza di un’azione estremamente sottile e dinamica, mentre un’azione molto rapida e violenta richiede una calma assoluta. Se ci sediamo perfettamente immobili ci sembra di essere in uno stato di calma assoluta, ma in effetti, sulla superficie della terra che ruota, ci stiamo muovendo a grande velocità. Le trottole che i bambini fanno ruotare raggiungono uno stato di maggiore calma quando più velocemente stanno girando. Possiamo dire che la calma che raggiungono è massima quando è massima anche la velocità.
La calma reale contiene la natura del movimento più rapido.
Questo è quanto intendiamo quando parliamo di “azione nella calma”. La vera calma non è semplicemente stare tranquillamente seduti e permettere alla mente di vagare; uno stato di questo tipo è tempo sciupato e rende inutili i tentativi di praticare la respirazione o la meditazione.
Se sentite che questo è quanto vi succede quando praticate qualche disciplina che richiede presenza mentale, allora è sicuramente meglio dormire, e fare così naturalmente rifornimento di KI. Dobbiamo essere in grado di muoverci istantaneamente a grande velocità anche se, esternamente siamo perfettamente calmi ed immobili.
Ciò è possibile solo se manteniamo il peso sotto.

4. Inviare il ki

Il Ki dell’Universo è uno; non può essere frantumato o segmentato in diversi Ki.
Da questo Universo assoluto sorsero due forze opposte che diedero origine al mondo relativo.
In Oriente a questo dualismo si da’ il nome di Yin e Yang, in occidente si parla di forze positive e forze negative.
In ogni cosa coesistono forze positive e negative e, dovunque sia necessario fare una scelta, ci si presenta davanti un bivio fra due strade; una che porta alla luce, l’altra che porta alle tenebre.
La scelta operata influisce sulla nostra visione della vita. Si può scegliere se vivere una vita di lacrime o una vita di sorrisi.
Dobbiamo sinceramente credere che il positivo richiami il positivo ed essere consapevoli che il negativo richiama il negativo.
Tutto ciò che è positivo attira il positivo; la gioia entra dalla porta dell’allegria. Il negativo invece funge da magnete per altre cose negative, la sfortuna raramente arriva sola.
Un generale coraggioso non ha soldati codardi perché la potenza del suo Ki si trasmette ai suoi soldati e li rende altrettanto coraggiosi. Per contro, un generale codardo influenzerà col suo Ki negativo anche i suoi uomini più valorosi.
Se vogliamo una vita serena e felice dobbiamo scegliere sempre il lato positivo, dobbiamo vivere con il Ki positivo, dobbiamo inviare il nostro Ki.

“Inviare il Ki” è l’ultimo dei quattro principi basilari per unificare mente e corpo.

Le nostre vite sono parte del KI dell’Universo.
L’acqua che possiamo raccogliere nelle nostre mani è rispetto all’oceano, quello che la nostra persona è nei confronti dell’Universo.
Questo è quello che noi chiamiamo “io”.
Quando il nostro Ki interagisce con il Ki dell’Universo, siamo vivi.
Quando estendiamo il Ki, un nuovo rifornimento di energia vitale fluisce nel nostro organismo ed il ricambio è ampificato.
Inviare il Ki è il nostro stato naturale fino a quando rimarremo in vita. Se manteniamo il punto, ci rilassiamo o manteniamo il peso sotto, in ogni caso siamo in uno stato nel quale stiamo inviando il Ki con la massima intensità.
I quattro principi non possono essere separati. Se uno di essi è soddisfatto, anche gli altri tre saranno naturalmente rispettati.
Se uno di essi viene perduto, vengono perduti anche gli altri tre.
Mantenere il punto ed inviare il Ki, vale a dire il primo ed il quarto principio, sono principi della mente; rilassarsi completamente e mantenere il peso “sotto”, il secondo ed il terzo principio, sono principi del corpo.
Solo quando i quattro principi operano in armonia è possibile mantenere uno stato di vera coordinazione tra mente e corpo nella vita quotidiana.

 

( Fonte: http://www.irimi.it )

Se desideri parlare con me, scrivimi una mail per prendere un appuntamento:elisasilviacoda@libero.it

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