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LA PRATICA DEL NON ATTACCAMENTO

 

 

 

 

Per praticare il non attaccamento, lasciamo andare i ruoli acquisiti e le etichette che ci siamo incollati. Mentre le nostre nuove storie possono essere molto più interessanti e produttive per noi di quelle precedenti, il nostro obiettivo è quello di smettere di identificarci con qualsiasi storia. Allora diventiamo autoreferenziali, cioè non abbiamo più bisogno di una favola per definire o scoprire chi siamo. Persino i racconti archetipici degli dei e dee del passato non si applicano più a noi, perché alla fine anche le loro leggende sono tragiche. Quando perdiamo tutte le nostre storie, con i loro ruoli limitanti e confinanti  in identità, e diventiamo un mistero per noi stessi, stiamo praticando il non attaccamento.

Per molti anni, la mia identità nel mondo è stata “sciamana-guaritrice-antropologa”. È un modo conveniente per il mondo di percepirmi, ma non è quello che sono veramente-sono molto più grande e più ampio di così. Come scrisse una volta Walt Whitman: “Molto bene allora, mi contraddico / (sono grande, contengo moltitudini).” Alcuni anni fa, mi affezionai a una mia caratterizzazione che apparve nei miei libri precedenti, quella dell’esploratore . In una recensione del libro, il New York Times mi aveva persino definito “Indiana Jones di antropologia”. Mi sono così identificato con questo personaggio che è diventato molto limitante e monodimensionale.

Quando compii 40 anni, il giovane typ-antropologo diventò ridicolo e il robusto avventuriero in me era piuttosto esausto. Rifiutando questa definizione di me stesso, sono stato in grado di aprirmi agli altri lati di ciò che ero. Ho scoperto che, mentre imparerò sempre, ad esempio, sono anche un insegnante, e ora alleno gli altri in medicina. Le avventure che perseguito oggi sono di spirito e non sono più nella profonda Amazzonia.

Tutti abbiamo etichette convenienti che il mondo ci attacca per descrivere come siamo principalmente percepiti : mamma , attivista sociale, alcolizzato, vicepresidente, assistente e così via. Il problema inizia quando crediamo che l’etichetta racchiuda tutto ciò che siamo e impone come dobbiamo essere. Pensiamo che dovremmo avere un certo insieme di interessi, credenze e comportamenti se vogliamo essere Indiana Jones; e diventiamo confusi, imbarazzati o frustrati quando ci troviamo a pensare, sentire e operare in un modo completamente diverso.

In molte tradizioni spirituali, per diventare un monaco o una suora devi raderti la testa e indossare una veste semplice ed economica in modo da non essere percepito da nessuno come una persona di qualsiasi importanza. Sei costretto a trovare il tuo punto di riferimento internamente anziché esternamente. Nessuno sa chi erano i tuoi genitori, cosa hai realizzato o cosa pensano i tuoi amici d’infanzia di te. Superando l’ego o la personalità e scoprendo il sé che non può essere definito così facilmente. Hai lasciato andare il tuo attaccamento al materiale e al livello psicologico e persino spirituale, se fossi veramente devoto al dogma, e il tuo punto di riferimento non è più il tuo ego ma la tua divinità. Ti distacchi dalle etichette che hai creato per te stesso o che puoi creare per te.

Il non attaccamento ti richiede non solo di lasciare andare i tuoi ruoli e le tue storie, ma anche di lasciare andare la parte di te stesso che si identifica con questi drammi. Quando smetti di attaccare il tuo ego alla piccola identità di un coniuge, un bambino, uno studente, un insegnante e simili, lasci andare le tue nozioni preconcette su chi sei, e smetti di preoccuparti di cio’ che gli altri pensano di te. Smetti di aver bisogno di essere convalidato dalle persone e di essere sconvolto o triste quando non ricevi la loro approvazione. Sei libero di essere semplicemente chiunque tu voglia essere.

Articolo di Alberto Villoldo

( Fonte: https://thefourwinds.com/blog/shamanism/the-practice-of-nonattachment/

Traduzione dall’Inglese di Elisa Silvia Coda

Se vuoi parlarne con me e uscire dalle tue etichette, scrivimi per un appuntamento o per maggiori informazioni:elisasilviacoda@libero.it

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